Iran: il ritorno di Ahmadinejad

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Pensavamo di esserci liberati di lui per sempre, pensavamo di non doverci più preoccupare di uno dei più crudeli e sanguinari presidenti iraniani della storia, colui che ha fondato la sua politica estera sulla distruzione di Israele e sulla esportazione della rivoluzione iraniana in tutto il mondo (la versione sciita del Daesh), colui che ha soppresso nel sangue la primavera iraniana del Movimento Verde. E invece no, Ahmadinejad è tornato e vuole ancora la presidenza.

Lo veniamo a sapere dal suo nuovissimo sito web aperto in occasione delle prossime elezioni parlamentari che si terranno in Iran a febbraio. Ahmadinejad vuole un seggio parlamentare per poi puntare alla presidenza dell’Iran.

L’ex sanguinario presidente ha l’appoggio dei duri e puri iraniani, a partire dal grande Ayatollah Ali Khamenei fino a una buona cerchia di Pasdaran, cioè dai critici di Hassan Rouhani giudicato troppo tenero nonostante le centinaia di esecuzioni e le migliaia di carcerazioni arbitrarie. Pensate, se Rouhani è troppo tenero, a che razza di “nuovo Iran” pensano i Pasdaran e Khamenei se appoggiano il ritorno di Ahmadinejad.

Mahmoud Ahmadinejad viene considerato dai duri e puri come un “contrappeso” ai cosiddetti “riformisti” che nella mente malata dei Pasdaran (e in quella di Obama) sarebbero rappresentati da Hassan Rouhani e per questo il suo ritorno alla vita politica ottiene l’approvazione di una vastissima cerchia di mullah iraniani, persino salutato come un salvatore.

Salta il piano di Obama?

Ma cosa comporta il ritorno sulla scena politica iraniana di Mahmoud Ahmadinejad? Prima di tutto questo ritorno va a pregiudicare i piani di Obama che mirano a regolarizzare i rapporti con l’Iran. Se le sanzioni al regime iraniano furono applicate proprio a causa della politica di Ahmadinejad non si vede come, in caso di un suo ritorno (per nulla improbabile), la politica nei confronti del regime iraniano possa cambiare. Ahamadinejad critica fortemente l’accordo sul nucleare iraniano in quanto lo ritiene troppo penalizzante per le mire nucleari iraniane. Durante la presentazione dell’ultimo libro di Khamenei nel quale il leader supremo predica la distruzione di Israele, Ahmadinejad è tornato a ribadire il concetto che “Israele è un cancro che va estirpato” confermando la sua linea politica che mira al genocidio degli ebrei. Come può Obama lasciare questa eredità al suo successore? Come può la politica estera americana non tenere conto di questo rischio altamente probabile?

E chiaro che ancora siamo alle congetture. Prima di tutto Ahmadinejad deve entrare in Parlamento per poi puntare alla presidenza, ma dai primi sondaggi sembra che a una larga fetta di iraniani il suo ritorno piaccia parecchio. E considerando quanto successo l’ultima volta che è stato eletto Presidente, cioè brogli su larghissima scala che hanno dato il via alle proteste di piazza, la sua rielezione a Presidente dell’Iran non è per nulla improbabile. Buona fortuna mondo.

Scritto da Adrian Niscemi

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