Iran: in vista delle elezioni ulteriore giro di vite del regime sui dissidenti

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In Iran è in corso una vera e propria caccia al dissidente. Con l’approssimarsi della data delle elezioni presidenziali (14 giugno 2013) il regime non vuole rischiare una nuova rivolta e agisce in modo preventivo su qualsiasi cosa che si avvicini anche minimamente a una critica.

iran-KhameneiDa gennaio sono finiti in carcere almeno una ventina di giornalisti giudicati dal regime “troppo critici”. Fustigazioni pubbliche ed esecuzioni si sono moltiplicate nel paese dopo che il Grande Ayatollah Khamenei ha detto che “cospiratori stanno lavorando all’interno dell’Iran per destabilizzare il Paese” e ha invitato gli “iraniani fedeli al regime a denunciare chi fomenta le proteste o chi critica il regime”.

Dei cosiddetti “riformisti” non c’è più traccia. Mir-Hossein Moussavi e Mehdi Karroubi sono agli arresti domiciliari dal gennaio 2011 e il Movimento Verde sembra essere svanito nel nulla. Le difficoltà economiche hanno indebolito enormemente la classe media iraniana che da sempre è stata la spina dorsale del movimento riformista. I tantissimi arresti di giovani riformisti hanno tagliato le gambe a qualsiasi velleità da parte della classe media iraniana. Il terrore regna sovrano.

Nel frattempo la lotta per la presidenza è ristretta a pochi nomi e tutti riconducibili alla disputa interna tra il Grande Ayatollah Khamenei e Ahmadinejad. Il primo sostiene una rosa di nomi fedelissimi tra i quali Gholam Ali Haddad Adel e Ali Akbar Nategh-Nouri mentre sembra che il figlio del Grande Ayatollah, Mojtaba Khamenei, sia destinato alla successione del padre come guida suprema. Ahmadinejad dal canto suo sostiene Esfandiar Rahim-Mashaei con il quale vorrebbe riproporre in Iran la cosiddetta “formula Putin/Medvedev” con lo scambio provvisorio dei ruoli per poi tornare a governare tra quattro anni.

Molti analisti internazionali prevedono una bassissima affluenza alle urne e qualcuno si azzarda a dire che Khamenei potrebbe rinviare le elezioni a causa delle tensioni internazionali e persino abolire la figura del Presidente della Repubblica arrogando a se anche i poteri del Presidente.

Quello che appare chiaro è che l’Iran è un paese che si sta chiudendo su se stesso accentuando l’estremismo degli Ayatollah a danno dei riformisti, letteralmente spariti dalla scena. E quei pochi che ancora provano a far sentire la propria voce vengono zittiti a forza di frustate o incarcerati.

Sarah F.

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