Iran & nucleare: la guerra in Siria un grosso vantaggio per gli Ayatollah

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Gli unici che veramente traggono vantaggio dalla guerra in Siria sono gli Ayatollah iraniani e il loro criminale piano nucleare. Con il mondo impegnato a seguire le vicende siriane e con Israele che deve far fronte al pericolo imminente rappresentato dalle armi siriane che potrebbero finire in mano a Hezbollah, il programma nucleare iraniano prosegue senza disturbi.

Nemmeno l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) segue più l’avanzamento del programma nucleare iraniano. L’ultima tornata di colloqui svoltasi in Kazakistan non solo non ha dato alcun risultato, ma di fatto è stato uno stop non dichiarato alla diplomazia tanto che, a differenza di altre volte, non è stata fissata alcuna data per eventuali nuovi colloqui. Non che la cosa sia importante sotto l’aspetto pratico, i colloqui tra Iran e gruppo dei 5+1 erano solo una farsa, ma sotto l’aspetto diplomatico è indicativa del fatto che finalmente ci si rende conto che, comunque vada, l’Iran è intenzionato ad andare avanti nel suo programma nucleare.

Ieri il sottosegretario di Stato americano, Wendy Sherman, durante una audizione davanti al Comitato per le Relazioni Estere del Senato USA, ha detto che “il tempo per la diplomazia è agli sgoccioli” e che “l’Iran è pronto ad assemblare un ordigno atomico entro un anno”, tempi che però non coincidono con quelli stimati dalla intelligence israeliana che invece parla di “pochi mesi” prima che l’Iran costruisca il suo primo ordigno nucleare.

Per questo l’Iran sta soffiando sul fuoco della guerra in Siria e sta cercando in tutti i modi di far giungere armi altamente sofisticate ad Hezbollah, perché ritiene che fino a quando Israele sarà impegnato sul fronte siriano e a impedire che tali armi giungano ai terroristi libanesi, non penserà ad impegnarsi in un attacco alle strutture nucleari iraniane. Se a questo ci aggiungiamo che il Presidente americano, Barack Obama, sposta continuamente in avanti le cosiddette “linee rosse” sia sul conflitto siriano che sul programma nucleare iraniano, il gioco degli Ayatollah trova terreno fertile sulla strada del raggiungimento dei suoi obbiettivi.

L’Iran ha di fatto spostato l’epicentro del conflitto (non dichiarato) con Israele dalle centrali nucleari in Iran alla guerra in Siria con enormi benefici per il suo programma nucleare e con l’immenso vantaggio di aver portato la sua minaccia a Israele fino ai confini con lo Stato Ebraico come mai prima era riuscito a fare.

Di questo se ne rendono conto perfettamente anche a Gerusalemme e a Washington, con la differenza che gli americani continuano a sottovalutare la pericolosità del piano iraniano mentre gli israeliani ne sono perfettamente consci, tanto che stanno seriamente valutando la possibilità di ulteriori interventi in Siria al fine di stroncare immediatamente il gioco iraniano. Lo ha fatto capire bene una dichiarazione di ieri al New York Times attribuita ad un alto funzionario israeliano. Secondo il quotidiano americano l’alto funzionario israeliano avrebbe detto che “Israele è determinato a impedire che armi altamente sofisticate giungano in mano ad Hezbollah” e per questo “sta valutando la possibilità di ulteriori ed imminenti interventi in Siria”. Il funzionario israeliano ha anche ammonito che in caso di reazione siriana la risposta israeliana sarebbe stata talmente decisa da far crollare come un castello di carta il regime di Assad.

In questa situazione, come detto, gli unici a trarne un concreto vantaggio strategico sono gli iraniani che guadagnano tempo prezioso per la costruzione della loro prima bomba atomica. Con Israele che ha la necessità di disinnescare la minaccia che si trova alle sue porte pensano che gli israeliani non si impegneranno anche sul fronte iraniano.

Per questo un intervento americano in Siria potrebbe consentire a Israele di concentrarsi sull’Iran e sul suo programma nucleare. Solo che Obama, come sempre, tentenna. In molti negli Stati Uniti pensano che la sostanziale immobilità americana in Siria sia legata proprio al fatto che un intervento nel conflitto siriano aprirebbe le porte al bombardamento israeliano dei siti nucleari iraniani, una cosa questa che Obama sta cercando da anni di evitare nonostante tutti siano perfettamente consci del pericolo che deriverebbe da un Iran nuclearizzato.

Cosa farà Israele in questa complessa situazione che vede il suo principale alleato in una posizione sostanzialmente immobile? Difficilissimo dirlo. Nessuno nega il fatto che mai come ora il pericolo è stato così concreto per l’esistenza del piccolo Stato Ebraico. Israele, come ha ribadito l’altro ieri Netanyahu, ha i mezzi per difendersi da solo, ma un piccolo aiuto dall’alleato americano sarebbe fondamentale in questo momento così difficile e complicato. Se Obama avesse avuto gli attributi non si sarebbe mai arrivati a questa situazione, ma il Presidente americano ne è evidentemente privo, per cui una soluzione dovrà essere trovata a Gerusalemme, con buona pace dei piani iraniani.

Adrian Niscemi 

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