Iran: superata la linea rossa. Due mesi per l’attacco

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La linea rossa indicata da Netanyahu alle Nazioni Unite come punto di non ritorno e che l’Iran non avrebbe dovuto superare senza doversi aspettare una reazione militare da parte di Israele è stata superata. Lo rendono noto fonti vicine al Governo e ai servizi segreti israeliani.

Un dettagliato rapporto è stato consegnato da Netanyahu al Ministro della difesa americano, Chuck Hagel, in visita nei giorni scorsi in Israele. Nel rapporto ci sono tutte le prove raccolte dalla intelligence israeliana sui progressi del programma nucleare iraniano, prove inconfutabili che Teheran ha ormai superato quella linea rossa indicata da Netanyahu come limite insuperabile e che avrebbe dato il via alla reazione militare israeliana.

Secondo indiscrezioni provenienti da ambienti vicini al Governo Israeliano, il Ministro della difesa americano avrebbe preso atto del rapporto dei servizi segreti israeliani rimanendo tuttavia scettico sui tempi indicati dagli israeliani. Gli americani continuano a ritenere che ancora ci siano almeno 12 mesi prima che l’Iran arrivi ad avere la capacità effettiva di costruire ordigni nucleari. Ma le prove raccolte dal Mossad, anche con l’ausilio di modernissime tecnologie cibernetiche, sono inconfutabili e fissano il termine massimo per un intervento risolutivo in due, massimo tre mesi.  Secondo il deputato del Likud, Tzahi Hanegbi, i tempi sarebbero addirittura più stretti, circa un mese.

Secondo l’ex capo dell’intelligence militare, Amos Yadlin, Israele non può più aspettare ed essere dipendente dalle indecisioni americane. «Israele deve provvedere da solo a disinnescare la minaccia esistenziale che arriva dall’Iran dato che gli Stati Uniti non vanno oltre le parole di propaganda» ha detto Amos Yadlin ad alcuni giornalisti. Dello stesso parere sono anche molti generali israeliani che da mesi studiano i piani per un attacco alle centrali nucleari iraniane.

Del rapporto israeliano sugli sviluppi del nucleare iraniano è stato immediatamente informato anche il Segretario di Stato americano, John Kerry, il quale dal quartier generale della NATO dove partecipava ad un summit, ha fatto saper che gli USA prenderanno molto sul serio le informazioni dell’intelligence israeliana ma che non poteva esprimersi a riguardo senza prima aver letto per intero il rapporto.

Quello che appare certo (ancora una volta) è la profonda indecisione da parte americana, una indecisione letale che ha permesso all’Iran di raggiungere in pochi anni la soglia del possesso di armi nucleari, la stessa indecisione vista con la Corea del Nord e che ha dato i frutti visti nelle scorse settimane.

Ieri il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha ribadito ancora una volta che Israele non ha alcuna intenzione di delegare ad altri la propria sicurezza il che, tradotto nella lingua diplomatica, vuol dire che Gerusalemme non intende più sottostare alle indecisioni americane ed è fermamente intenzionato a porre fine al più presto alla minaccia esistenziale che arriva dall’Iran.

Sharon Levi

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