Iran: un pericolo per tutto il mondo e all’Onu pensano agli insediamenti

In Iran testano un missile balistico in grado di trasportare testate atomiche e chimiche a una distanza di 4.000 Km e alle Nazioni Unite si preoccupano degli insediamenti israeliani. Non serve altro per descrivere questo assurdo paradosso che sta mettendo in pericolo tutto il mondo.

Un paradosso, a questo è ridotto l’Onu e le sue agenzie. Dovrebbe «mantenere la pace e la sicurezza internazionale, promuovere la soluzione delle controversie internazionali e risolvere pacificamente le situazioni che potrebbero portare a una rottura della pace» ma fa di tutto per consegnare il mondo ai regimi islamici più violenti e pericolosi.

Ieri il Consigliere per la Sicurezza Nazionale del Presidente Trump, il Gen. Michael Flynn, parlando del test missilistico iraniano ha messo in guardia Teheran parlando di un generico “preavviso ufficiale” rivolto all’Iran anche se non ha reso chiaro il concetto di “preavviso”, cioè non ha spigato bene cosa intenda l’amministrazione americana con quella frase. Di certo ha fatto riferimento alla risoluzione ONU n° 2231 che vieta all’Iran “attività legate a missili balistici progettati per essere in grado di trasportare ordigni atomici o armi di distruzione di massa”, e non si sa se questa generica minaccia sia meglio o peggio di una minaccia diretta. Di certo in Iran non si sono lasciati intimidire e hanno avvisato che continueranno a sviluppare quelli che loro definiscono “sistemi di difesa convenzionali”, anche se ci vuole una bella faccia tosta a definire un missile balistico terra-terra un sistema difensivo.

Il Gen. Michael Flynn ha anche detto che l’Iran sta portando avanti azioni minacciose e destabilizzanti per tutta la regione con particolare riferimento al sostegno dato da Teheran ai ribelli Houthi in Yemen, aggiungendo poi che in Iran sono stati favoriti da «politiche deboli e inefficaci portate avanti dall’Amministrazione Obama e dalle Nazioni Unite».

Iran: un pericolo per tutto il mondo

Lo sviluppo da parte dell’Iran di missili balistici in grado di trasportare armi atomiche o chimiche a grandi distanze non dovrebbe preoccupare solo Israele, che rimane l’obiettivo primario degli Ayatollah iraniani, o gli Stati Uniti. Un missile come quello testato dagli iraniani due giorni fa è in grado di tenere sotto scacco anche l’Europa e il criminale sodalizio tra Iran e Corea del Nord che va avanti ormai da diversi anni non dovrebbe lasciare tranquillo nemmeno il resto del mondo. Quello iraniano è un problema lasciatoci in eredità da Obama e di certo non potrà essere risolto con discorsi di circostanza o minacce verbali. L’espansionismo iraniano in Medio Oriente è una realtà che condiziona tutte le aree di crisi di quella martoriata regione e il fatto che la nuova Amministrazione americana se ne renda finalmente conto non può che far piacere. Ma è verosimile che se in Iran si sentiranno sotto pressione vorranno accelerare i loro programmi, a partire da quello nucleare, e di certo non è il caso di lasciarglielo fare. Non si tratta di essere guerrafondai, si tratta di prevenire conflitti distruttivi anche usando la forza laddove necessaria, un concetto di legittima difesa smarrito da Obama e finalmente rispolverato da Trump. Fino ad oggi gli Ayatollah iraniani hanno potuto fare praticamente tutto quello che volevano grazie alla follia di un Presidente americano che non ne ha azzeccata una e di una diplomazia internazionale (a partire dalla Mogherini) del tutto accondiscendente nei confronti dell’Iran. Da oggi probabilmente non sarà più così.

E se all’Onu guardassero di più a quello che sta facendo l’Iran e di meno al problema degli insediamenti israeliani o alle decisioni di Trump sugli immigrati forse per la comunità globale sarebbe molto meglio. Ma onestamente confidiamo poco a che ciò avvenga. Quindi non ci rimane altro da fare che confidare nelle volontà di difesa dal pericolo iraniano manifestata da Donald Trump e alla ferma volontà di Israele di combattere un nemico pericoloso e subdolo come solo l’Iran sa essere.

Se questo articolo ti è piaciuto valuta la possibilità di fare una piccola donazione a Rights Reporter