Iran, un pericolo per tutto il mondo. Il punto sul nucleare iraniano

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L’Iran con il suo programma nucleare non è un pericolo esistenziale solo per Israele, ma lo è per tutto il mondo. Questo vorremmo che fosse chiaro anche a coloro che in qualche modo sono ancora titubanti sulla reale necessità di fermare la corsa iraniana al nucleare.

In moltissimi seguono solo di sfuggita le vicende legate al nucleare iraniano. La stampa occidentale se ne cura poco, presa com’è dalla crisi economica. In questo contesto di sostanziale disinteresse globale e con i burocrati, prima tra tutti Catherine Ashton, che menano il can per l’aia continuando a concedere tempo all’Iran, gli Ayatollah trovano terreno fertile per le loro ambizioni nucleari, così sono arrivati a un passo dalla bomba. Ma non voglio generalizzare facendo affermazioni prive di dati oggettivi. Voglio allora dare informazioni serie e dettagliate sull’evolversi del programma nucleare iraniano, informazioni non smentibili e che dimostrano in maniera inconfutabile come l’Iran, in barba ai controlli internazionale e alle sanzioni, si stia pericolosamente avvicinando alla fatidica linea rossa.

Vorrei partire dall’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) che meglio di chiunque altro ha il quadro preciso sul programma nucleare iraniano. Il rapporto risale al 21 febbraio 2013 ed è stato redatto a seguito delle ultime ispezioni eseguite dagli ispettori internazionali. Nel rapporto si dice che nel mese di febbraio, mentre l’Iran diceva di voler trattare con l’occidente, nel sito di Natanz venivano installate centinaia di centrifughe di nuova generazione (IR-1) portandone il numero complessivo a 12.699. Rispetto alla ultima ispezione un aumento secco di 2.255 centrifughe. Un numero così alto di centrifughe non è giustificabile con un programma civile. Ma non è finita, altre centrifughe sono state installate nel sito di Fordo per un totale di 2.710 unità di modello IR-1 con un aumento rispetto alla ultima ispezione (novembre 2012) pari a 696 unità. Il risultato è che l’Iran ha prodotto circa 280 Kg di uranio altamente arricchito (20% e oltre) con un aumento rispetto alla ultima ispezione (novembre 2012) pari a 47 Kg, un aumento molto preoccupante per la quantità di uranio altamente arricchito in così poco tempo, fatto questo che fa pensare a una impressionante accelerazione. L’Iran ha poi continuato a negare agli ispettori l’accesso al sito di Parchim. Questo sito è di particolare importanza perché alcune immagini satellitari evidenziano una struttura che gli esperti ritengono essere un laboratorio per testare detonatori nucleari. Sempre i satelliti hanno ripreso una febbrile attività nel sito di Parchim volta a far sparire le suddette strutture. Per questo gli ispettori hanno fatto forte pressione per entrarvi prima che le prove scompaiano. Ma Teheran è stata irremovibile segno questo che ha qualcosa da nascondere. Il sito di Parchin era stato tenuto segreto fino a qualche mese fa e quando è stato scoperto gli iraniano lo hanno letteralmente smantellato trasportando il suo contenuto da altre parti. Infine, la cosa forse più inquietante, l’Iran ha accelerato notevolmente la messa in opera della struttura di Arak dove già produce acqua pesante ma dove intende produrne una maggiore quantità e di qualità maggiore.

Se questo è un brevissimo sunto dell’ultimo rapporto della AIEA, quello che appare impressionante è il raffronto con i rapporti precedenti, un raffronto  che evidenzia come l’Iran negli ultimi tre mesi abbia accelerato incredibilmente la sua corsa al nucleare, una accelerazione che denota la chiara volontà di arrivare al più presto al cosiddetto punto di non ritorno che, molto probabilmente, sarà il primo test nucleare. Il fatto poi che tecnici iraniani siano presenti stabilmente in Corea del Nord dimostra come il regime iraniano stia attingendo a piene mani dal programma nucleare nordcoreano, molto più avanti di quello iraniano in special modo per quanto riguarda la miniaturizzazione degli ordigni nucleari. E a tal proposito va ricordata la collaborazione con l’Iran e con la Corea del Nord di uno dei padri dell’atomica pakistana, quel Abdul Qadeer Khan che tanto contribuì alla miniaturizzazione degli ordigni pakistani.

Questo è il quadro attuale (un po’ risicato) del programma nucleare iraniano, un quadro che denota tutto fuorché la volontà da parte iraniana di sottostare al volere internazionale di fermare la corsa alla bomba. E’ chiaro che con un quadro del genere e nella consapevolezza che le sanzioni imposte a Teheran dalla comunità internazionale non funzionano affatto, l’unica alternativa sia quella di un atto di forza.

Ma un atto di forza, per quanto necessario, non può non tener conto della più che probabile reazione iraniana. Per questo non può essere delegato al solo Israele. In primo luogo perché la minaccia iraniana è rivolta a tutto il mondo e non solo allo Stato Ebraico. In secondo luogo perché sarebbe un gravissimo errore sottovalutare il piano strategico iraniano in caso di attacco alle centrali nucleari iraniane, un piano che prevede sicuramente il coinvolgimento di Hezbollah e quasi certamente di Hamas, l’uso sistematico del terrorismo e sicuramente l’impiego di armi non convenzionali. L’impressione è che di questo si sia parlato durante il viaggio di Obama in Medio Oriente e che si stia cercando di coinvolgere più elementi in questa missione di fondamentale importanza per la sicurezza mondiale. In questo quadro rientra quasi certamente anche il riavvicinamento tra Israele e Turchia voluto (preteso) da Obama.

Ora, so che i cosiddetti “pacifisti” e i tanti simpatizzanti del regime iraniano faranno il diavolo a quattro in caso di attacco alle centrali iraniane, ma credo che la comunità internazionale abbia dato all’Iran fin troppo tempo per recedere da questa folle idea e che adesso il tempo della diplomazia sia finito, a dispetto di quanto afferma Catherine Ashton. Quindi prepariamoci all’inevitabile. Il problema non è più SE attaccare o meno le centrali nucleari iraniane, ma è QUANDO ciò avverrà.

Miriam Bolaffi

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