Iran – USA: la strategia della menzogna

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Oggi a New York si apre la 68esima Assemblea Generale dell’Onu e il mondo aspetta la storica stretta di mano tra il Presidente USA, Barack Obama, e il Presidente iraniano, Hassan Rohani. Le avvisaglie ci sono tutte a partire da un incontro preparatorio tra John Kerry e il Ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif. Il mondo spera che la pace scoppi e che il pericolo del nucleare iraniano scompaia per sempre.

In realtà l’avvicinamento tra USA e Iran sarà un altro passo avanti verso l’insicurezza mondiale perché sancirà la vittoria totale della politica della menzogna iniziata con Ahmadinejad e portata avanti e perfezionata in maniera impeccabile da Rohani.

L’avvicinamento a questo “storico” momento è stato folgorante. L’operazione simpatia iniziata dal nuovo Presidente iraniano ha iniziato da subito a dare i suoi frutti. Il mondo ci è caduto come un allocco credendo veramente che le cose in Iran fossero cambiate e che Rohani volesse realmente trattare sul programma nucleare iraniano. I media sono pieni di elogi al nuovo Presidente iraniano e alla sua “svolta”. In realtà, come certifica l’AIEA nel suo ultimo rapporto, in Iran non è cambiato nulla, anzi, in realtà qualcosa è cambiato, è aumentato il numero di nuove centrifughe per l’arricchimento dell’uranio, sono spariti 100 Kg di uranio arricchito (si sospetta servano per la produzione di plutonio) e le Guardie della Rivoluzione iraniana hanno fatto sparire tutte le prove della ricerca sui detonatori nucleari portata avanti nel sito di Fordow, ora disponibile alle ispezioni degli ispettori della AIEA dopo che per mesi il permesso era stato loro negato. E poi c’è il problema principale, quello su chi comanda realmente in Iran. Rohani può dire e promettere tutto quello che vuole, a decidere veramente in Iran è il Grande Ayatollah Ali Khamenei e non sembra proprio che sia disposto a cambiare la politica aggressiva portata avanti dall’Iran negli ultimi anni.

Quindi, di cosa stiamo parlando? Parliamo di un nuovo Presidente iraniano che questa sera si presenterà all’Assemblea Generale dell’Onu con la maschera del riformatore, che dirà che in Iran sono disposti a riaprire le trattative sul nucleare con il gruppo dei 5+1, che non farà gli stesi errori di Ahmadinejad che minacciò la cancellazione dalle mappe geografiche di Israele e negò l’olocausto, che non costringerà i diplomatici a lasciare platealmente l’Assemblea. In realtà ci troveremo di fronte a picco massimo della politica della menzogna, fatta bene come solo gli iraniani sanno fare, ma pur sempre qualcosa di menzognero finalizzato unicamente al raggiungimento degli obbiettivi iraniani, dotarsi di armi atomiche.

E c’è da giurare che domani i media saranno pieni di elogi per Hassan Rohani, che parleranno di svolta epocale in Iran, di avvicinamento storico tra Iran e USA, di disponibilità iraniana a trattare non solo sul nucleare ma anche sulla Siria, dimenticando che vi sono circa 5.000 Guardie rivoluzionarie in Siria. Insomma, per Rohani si prevede un trionfo.

Ma se Hassan Rohani trionferà per il mondo sarà un tonfo di proporzioni bibliche, perché verrà sancito che il mondo stesso crede alla politica delle menzogne, una cosa che può essere accettabile per cose minimali ma non quando la posta in gioco non è lo sterminio di un intero popolo.

Miriam Bolaffi

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