L’Iran viene allo scoperto: aiuto contro l’ISIS in cambio di concessioni sul nucleare

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Finalmente l’Iran svela il suo piano, svela come abbia strumentalizzato la questione dello Stato Islamico, ISIS, a suo favore per avanzare nel programma nucleare e per ottenere ai prossimi colloqui dei considerevoli vantaggi.

A farlo senza tanti giri di parole sono alti funzionari iraniani che hanno parlato con la Reuters che questa mattina pubblica la notizia in esclusiva. «L’Iran è pronto a collaborare con gli Stati Uniti e i suoi alleati per fermare i militanti dello Stato Islamico, ma in cambio chiede maggiore flessibilità sul programma iraniano di arricchimento dell’uranio» hanno detto in condizione di anonimato alti funzionari iraniani alla Reuters.

Da diverso tempo gli Ayatollah giocano con la storia del ISIS inviando messaggi contrastanti sul loro possibile aiuto. Già qualche tempo fa Rights Reporter aveva fatto notare come l’Iran, che pure è la parte più influente in Iraq, non fosse intervenuta contro l’ISIS perché in quel momento l’avanzata del pericolo ISIS faceva comodo agli iraniani per distogliere l’attenzione internazionale dal loro programma nucleare. Abbiamo continuato più volte a segnalare il rischio che la guerra allo Stato Islamico, enfatizzata dalle stragi, dai video repellenti ma anche da una politica ambigua della casa Bianca e dei suoi alleati, finisse per favorire quello che è un pericolo ampiamente maggiore del ISIS, un Iran nucleare. Ora i fatti ci danno purtroppo ragione. Proprio ieri segnalavamo come anche Federica Mogherini, ricalcando le orme della pessima Catherine Ashton, lanciasse segnali molto ambigui e pericolosi su una possibile collaborazione con l’Iran nella lotta all’ISIS, una continuità della politica della accondiscendenza verso gli Ayatollah che francamente non può non preoccupare.

L’Iran è la potenza regionale più influente quindi certamente può aiutare contro l’ISIS. Basterebbero qualche migliaio di pasdaran per fermare gli psicopatici dello Stato Islamico, questo è senza dubbio vero. Ma come facevano notare i funzionari iraniani alla Reuters, «è una strada a doppio senso: io do una cosa a te se tu dai una cosa a me».

Ed è la cecità politica di Obama e dei suoi sostenitori europei a provocare questa situazione, perché se il Presidente americano non vuole mandare le proprie truppe sul terreno, almeno armasse i Peshmerga curdi come si deve. Invece no, nonostante le promesse le armi per i curdi sono ancora a Baghdad e gli iraniani possono mettere sul tavolo delle trattative sul nucleare l’asso del ISIS. Questo è, in ordine di tempo, l’ultimo grande disastro di Obama, forse il più grave nel medio e lungo periodo.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Adrian Niscemi

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