ISIS, Iran, Turchia e la teoria della funzionalità

Che il sedicente Stato Islamico, ISIS, sia stato usato da diverse potenze (regionali e no) come una scusa per ridisegnare gli equilibri di potere in Medio Oriente non è certo una novità, ma quello che sta accadendo in queste ore supera di gran lunga anche la più fervida immaginazione di chi, come noi, ha sempre sostenuto la “teoria della funzionalità” di ISIS in quella configurazione.

Turchia e Iran hanno finalmente gettato la maschera mentre l’occidente rimane immobile a guardare come le due potenze regionali ridisegnano confini e influenze creando nuovi fronti di guerra che rischiano di diventare permanenti, come quello del Kurdistan siriano.

Iran e Turchia hanno interessi comuni in Siria e in particolare hanno interesse che non si venga a creare uno Stato curdo sulla falsariga di quello creatosi a suo tempo in Iraq. La conquista della città di Jarablus da parte dell’esercito turco, avvenuta quasi senza colpo ferire con ISIS che si è diligentemente ritirato, dimostra come Erdogan sia rimasto alla finestra a vedere cosa combinavano i curdi per poi decidere di intervenire direttamente quando ha capito che i curdi stavano sconfiggendo ISIS e conquistando una città dietro l’altra. Dal canto suo l’Iran non è rimasta con le mani in mano, inviando migliaia di guardie della rivoluzione in Siria oltre agli schiavetti di Hezbollah, ma non per combattere ISIS quanto piuttosto per combattere i ribelli siriani che avevano conquistato quelle aree strategiche che interessavano a Teheran, cioè il Golan e le vie di comunicazione con il Libano necessarie al rifornimento di armi agli Hezbollah. Né la Turchia né l’Iran (e nemmeno la Russia) hanno mai combattuto ISIS, lo hanno solo usato come scusa per intervenire in Siria onde tutelare i loro interessi strategici. Anzi, sia alla Turchia che all’Iran (e alla Russia) il Daesh conviene, il Daesh è utile. Creare e gonfiare una minaccia globale conviene sempre perché giustifica persino gli attacchi ai civili. Non che ISIS non sia pericoloso, questo nessuno lo afferma, ma che la minaccia sia stata amplificata ad hoc trasformando un gruppo di tagliagole delinquenti comuni in una minaccia globale è fuor di dubbio. Per capirlo basta guardare alla cronologia degli eventi e a come Daesh ha creato dal nulla il suo mito di potente e invincibile forza di conquista islamica, un mito più mediatico che effettivo. ISIS è molto più pericoloso come gruppo terrorista che come forza militare, i pericoli maggiori arrivano più dalle azioni terroristiche e dalla propaganda che dalle azioni militari. Infatti non appena si è iniziato seriamente a combattere ISIS il Califfato ha iniziato a ritirarsi.

L’inganno globale

I primi a capire che ISIS poteva essere utile sono stati gli iraniani. Tutta la parte finale delle trattative sul nucleare iraniano è infatti ruotata intorno alla “minaccia del Daesh” e a come l’Iran poteva essere utile per combatterlo. In realtà, salvo sporadiche occasioni, gli iraniani non sanno nemmeno come sono fatti i miliziani del ISIS, almeno in Siria dove si sono concentrati nel combattere al-Nusra e il Free Syrian Army (il fatto è diverso in Iraq, ma questo è un altro discorso). Dal canto suo non è stato da meno degli iraniani il Saladino turco, Erdogan, che con Daesh ha messo in piedi un business milionario che va dal commercio di petrolio a quello delle armi per sfociare nel business dei rifugiati con il quale la Turchia tiene in mano l’Europa. Tutti dicono di combattere ISIS ma nessuno lo fa sul serio, salvo i curdi che infatti non a caso sono stati attaccati dalla Turchia e forse (ma non è confermato) da alcuni plotoni di Hezbollah. Non bisogna essere esperti di geopolitica per capire che Iran e Turchia hanno tratto enorme giovamento dalla nascita del Daesh, basta solo aprire gli occhi e leggere la realtà dei fatti.

La teoria della funzionalità

ISIS è funzionale agli interessi iraniani, turchi e russi, lo è sempre stato sin da quando con pochissimi uomini ha conquistato una città dietro l’altra in Iraq e in Siria. Fino a quando ci sarà il Califfato dello Stato Islamico e la minaccia terroristica che rappresenta a livello globale, quella si una minaccia seria, turchi, iraniani e russi potranno impunemente fare ogni cosa che vogliono, massacrare le popolazioni civili, usare armi chimiche e radere al suolo intere città con disprezzo totale di qualsiasi legge internazionale. Potranno anche attaccare i curdi senza che nessuno dica nulla, potranno cioè attaccare l’unica vera minaccia a quel giocattolino così utile e funzionale ai loro scopi. Quello che non si capisce è quanto americani ed europei siano consapevoli di tutto questo e quanto siano disposti a fare per impedirlo. Abbiamo l’impressione che effettivamente ne siano pienamente consapevoli ma che per varie ragioni non vogliano o non siano in grado di cambiare lo stato delle cose. In fondo, per pura incapacità della leadership americana ed europea, Europa e Stati Uniti sono stati risucchiati dalla funzionalità del Daesh e ora non sanno come uscirne senza creare ulteriore danno o senza esporsi a ondate di attacchi terroristici.

Non è una bella situazione specie in un momento in cui alla Casa Bianca si sta solo aspettando il cambio al vertice e Obama non è disposto a rischiare nulla in scadenza di mandato. Questo lo sanno bene a Teheran, ad Ankara e a Mosca e com’era prevedibile ne approfittano a piene mani. Ci vorrebbe una Europa più autoritaria e meno supina ai desiderata iraniani e turchi, ma purtroppo con questa leadership europea c’è ben poco da sperare. Mi perdonino i lettori se non ho mai nominato l’ONU, ma onestamente non trovo appellativi adatti a questo inutile e dannosissimo ente di burocrati super pagati che non sa andare oltre alle cene di gala e agli attacchi a Israele, unica democrazia in Medio Oriente.

Scritto da Antonio M. Suarez

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