ISIS: la nuova minaccia. Ecco le forze speciali del Califfo

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Si chiamano “Inghemasiyoun” le nuove ed efficienti forze speciali del ISIS, in arabo significa “coloro che si immergono” e il nome non potrebbe essere più appropriato. Sono le truppe d’assalto di elite dello Stato Islamico.

Addestrati con molta accuratezza agiscono in parallelo alle truppe regolari preparando loro il terreno per gli attacchi. Si infiltrano in territorio nemico e muniti di armi ed esplosivo scatenano il caos poco prima dell’attacco delle truppe regolari. Il loro motto è “vittoria o martirio”. Un recente video diffuso dal ISIS mostra come agiscono gli Inghemasiyoun e sono davvero letali.

Già i combattenti dello Stato Islamico avevano mostrato la loro efficienza in combattimento sorprendendo in diverse occasioni i loro nemici, ma con questa nuova unità di combattenti altamente specializzati e addestrati l’ISIS compie un notevole salto di qualità anche in configurazione di infiltrazione in occidente per attacchi terroristici, perché gli Inghemasiyoun possono essere usati anche e soprattutto in un’ottica di attacco a obbiettivi occidentali.

Il loro punto di forza principale, anche rispetto agli eserciti regolari, è che non seguono una linea gerarchica. Hanno un solo comandante che gli indica gli obbiettivi da colpire, dovranno essere poi loro a studiare il modo di raggiungere l’obbiettivo che il loro comandante gli ha indicato. Non ci sono lunghe trafile gerarchiche da seguire, l’importante è raggiungere lo scopo per la vittoria o per il martirio.

Tra gli appartenenti agli Inghemasiyoun ci sono molti occidentali, per lo più usati come attentatori suicidi per scatenare il panico tra i nemici. Il battesimo del fuoco per le forze speciali del Califfo è stata la battaglia di Ramadi quando poco prima dell’attacco decisivo almeno una dozzina di Inghemasiyoun suicidi già infiltrati dietro alle linee nemiche scatenarono il panico tra i militari iracheni indebolendone considerevolmente le difese. Da allora sono stati usati diverse altre volte e, per la prima volta, anche all’estero quando la settimana scorsa un gruppo affigliato allo Stato Islamico ha condotto diversi sanguinosi attacchi coordinati nella Penisola del Sinai, in Egitto. L’ultima volta nota in cui sono entrati in azione gli Inghemasiyoun è stato a Kobane quando solo 70 di loro hanno tenuto in scacco la città per diversi giorni. Alla fine sono stati eliminati ma nel frattempo avevano fatto strage di militari e civili oltre al far temere per le sorti delle città.

Ed è proprio il loro possibile uso per attacchi terroristici all’estero a preoccupare le intelligence occidentali. Infatti molti di loro sono europei in grado cioè di passare con facilità le diverse frontiere del vecchio continente. Sono perfettamente addestrati e diligenti, decisi ad andare fino in fondo per raggiungere l’obbiettivo che il loro comandante gli ha indicato. Un’arma altamente letale che fa paura.

Secondo fonti di intelligence europee gli Inghemasiyoun sarebbero un migliaio dei quali circa la metà occidentali o con passaporto occidentale. Il timore, purtroppo concreto, è che dopo l’addestramento siano rientrati in Europa o in altri Paesi occidentali per colpire gli obbiettivi indicati dal Califfo. Nei giorni scorsi un report della Associated Press ha confermato la loro preparazione e pericolosità per quanto riguarda il teatro siriano-iracheno senza però considerare il loro possibile impiego in occidente, cosa che invece è alquanto probabile e che preoccupa non poco.

Scritto da Adrian Niscemi

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