ISIS: quella indignazione a tempo determinato che ci condanna ad essere i prossimi a bruciare

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Confessiamo che ieri sera abbiamo discusso a lungo (via Skype) tra di noi della redazione sulla decisione di pubblicare o meno il video della terribile esecuzione del pilota giordano, bruciato vivo dentro una gabbia per animali. Alla fine abbiamo deciso di non farlo.

Non è stato facile prendere questa decisione perché la redazione si è spaccata. Da un lato c’è chi sostiene che il mondo debba vedere le atrocità di cui sono capaci questi animali perché solo un video riesce a mantenere intatta la memoria. Dall’altro c’è invece chi sostiene che non è il caso e che comunque, come è già successo in passato, nel volgere di qualche giorno nessuno se ne ricorderà più e avremo mostrato questa orrenda esecuzione per nulla, profanando oltretutto la dignità di quel povero ragazzo giordano e regalando al ISIS una pubblicità di cui certo non ha bisogno.

Per intenderci, il video si può vedere su quasi tutti i forum islamici vicini all’ISIS, in un forum chiuso c’è addirittura il video non montato, per capirci quello non distribuito dall’ISIS pieno di effetti speciali molto professionali ma ripreso probabilmente da un telefonino o da un tablet dove si sentono bene le urla del povero ragazzo e si sentono i commenti compiaciuti e addirittura le risate di chi sta dietro. Passateci il termine: una cosa vomitevole e disumana. Come vomitevoli erano i commenti del forum sotto il video, commenti del tipo “guarda come saltella il porco” oppure “è questa la fine che devono fare i nemici di Allah” oppure ancora “strideva come un porco. Ha avuto quello che si meritava” e cosi via per decine e decine di commenti. Sono gli stessi che online avevano votato (su precisa domanda) per la messa al rogo, per bruciarlo vivo. E poteva l’ISIS deludere le migliaia di fan che lo seguono?

Tecnicamente avremmo potuto caricare il video direttamente sul server di RRvideo e condizionarne la visione previo ammissione di essere maggiorenni e consenso o con altre limitazioni, ma alla fine abbiamo optato per la soluzione più facile e meno traumatica.

Il problema che ci siamo posti è: serve a qualcosa oppure serve solo a fare pubblicità a questi animali criminali? Serve a smuovere le coscienze del mondo occidentale che si scandalizza per due giorni e poi torna bellamente a parlare delle proprie begucce interne? Serve a far capire che il problema riguarda tutti e non solo quei poveretti in Iraq e in Siria che ogni santo giorno devono subire queste crudeltà? Sembra che non serva. Come sempre assisteremo a quell’ipocrita rito che noi chiamiamo “indignazione a tempo determinato”. V. Suyren diceva che «l’indifferenza è la culla delle peggiori atrocità» ed è questo che il mondo occidentale sta fondamentalmente facendo: si indigna a tempo determinato per poi tornare nell’oblio dell’indifferenza. Eppure i terroristi del ISIS ce li abbiamo a pochi chilometri dalle nostre coste.

La cosa non ci stupisce. Solo pochi giorni fa era la giornata della memoria, la giornata dedicata al ricordo del più grande genocidio che la storia ricordi, un genocidio avvenuto nella totale indifferenza del mondo. Se non abbiamo imparato da quella esperienza come possiamo obbiettivamente credere che adesso il mondo si svegli dal torpore dell’indifferenza e si ribelli a questa ideologia religiosa se non per il tempo di urlare “Je suis Charlie” che fa tanto figo ma che dura solo un attimo. Se non abbiamo imparato dall’olocausto ebraico che il totalitarismo nazista-islamico è una minaccia per tutti, allora c’è ben poco da mostrare i video delle loro atrocità, tanto domani nessuno se ne ricorderà più. Fino a quando non verranno a prendere anche noi.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Bianca B.

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