Israele: attentato di Be’er Sheva compiuto da cellula organizzata

L’attentato di ieri sera alla stazione degli autobus di Be’er Sheva dove un militare 19enne ha perso la vita e altre nove persone sono rimaste ferite (una in condizioni disperate) è stato compiuto con una dinamica che lo Shin Bet definisce “tipica di una cellula organizzata”.

Il terrorista che ha sparato e ucciso il sergente Omri Levy non era un “lupo solitario” ma un terrorista ben addestrato che appena ucciso il militare israeliano si è subito impossessato del suo fucile M16 dimostrando di saperlo usare molto bene. E’ un salto di qualità del terrorismo palestinese che gioca la sua ultima carta per portare la tensione ai massimi livelli, quella dei miliziani addestrati.

I cosiddetti “lupi solitari” compiono diversi attentati quotidianamente contribuendo a innalzare la tensione e ad alimentare la paura tra la popolazione civile, ma l’attentato di Be’er Sheva dimostra che un solo terrorista ben addestrato e organizzato riesce a fare danni cento volte superiori a quelli prodotti dai “lupi solitari” e se le organizzazioni palestinesi hanno deciso di usare la carta dei miliziani significa anche che resosi conto che l’intifada non sta decollando come vorrebbero serve uno shock maggiore, servono attentati organizzati e non affidati al caso e ai singoli elementi slegati dalle cellule organizzate che comunque servono a terrorizzare.

Hamas e la Jihad Islamica (Iran) hanno subito plaudito all’attentato senza tuttavia rivendicarne la matrice (almeno per ora), ma allo Shin Bet sono più che convinti che l’attentatore facesse parte di una cellula di Hamas che fa capo a Saleh Aruri, il terrorista al comando delle operazioni di Hamas in Cisgiordania che coordina tutto dalla Turchia (e qui ci sarebbe un discorso da fare sul ruolo turco, ma lo faremo appena possibile). Meno probabile appare la sua appartenenza a Tanzim, l’ala armata di Al Fatah che di recente ha iniziato a collaborare con la Jihad Islamica. Quello che appare certo è che questa volta ci si trova di fronte a un terrorista ben addestrato il che preoccupa molto l’intelligence interna israeliana perché si teme un aumento della qualità degli attentati più che la loro quantità.

Scritto da Sarah F.

© 2015, Rights Reporter. All rights reserved. Riproduzione vietata

Recommended articles