Israele: e venne il giorno di Obama

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Ci siamo. Oggi intorno alle 11 (ora italiana) il Presidente Barack Obama atterrerà a Tel Aviv per quella che è la sua prima storica visita in Israele. Ad attenderlo ci sono incombenti problemi che riguardano il nucleare iraniano e la Siria.

In una intervista alla CNN il Presidente israeliano, Shimon Peres, ha detto che “si fida di Barack Obama” e che è convinto che “al momento opportuno il Presidente americano saprà cosa fare con l’Iran, anche usare la forza militare”.

Ma la situazione non è così semplice. Ci sono importanti differenze di valutazione tra l’intelligence israeliana e quella americana. Pochi giorni fa Obama ha detto che tra un anno l’Iran sarà in grado di avere la bomba atomica. Ma i tempi dati a tale evenienza dalla intelligence israeliana sono molto più brevi e si parla invece di pochi mesi. La differenza è sostanziale perché si tratta di permettere o meno all’Iran di superare la fatidica “linea rossa” oltre la quale sarà impossibile impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari. La Corea del Nord insegna.

C’è molta attesa in Israele per questa importantissima visita e in tanti sperano che finalmente la minaccia iraniana venga affrontata con la giusta coerenza e, soprattutto, con la necessaria decisione. I dati parlano chiaro: le sanzioni imposte all’Iran dalla comunità internazionale non incidono minimamente sulla corsa al nucleare di Teheran. I colloqui con gli Ayatollah continuano a non produrre risultati se non quello di continuare a dare altro tempo all’Iran. Il gruppo dei 5+1 è ostaggio dell’ostruzionismo anti-israeliano di Catherine Ashton. Con questi presupposti Israele non può che agire militarmente. Il problema è sapere se lo dovrà fare da solo o potrà contare sull’aiuto dell’alleato americano.

Molto probabilmente i prossimi giorni capiremo che aria tira per Teheran. Intanto Obama, cedendo in parte alle pressioni della potente lobby pacivendola, ha deciso di lasciare per qualche giorno in più in Medio Oriente il Segretario di Stato, John Kerry, il quale si prodigherà nel tentativo di avvicinare le posizioni della Autorità Nazionale Palestinese (ANP) a quelle israeliane. In realtà Kerry non dovrà fare altro che trovare il sistema di silenziare Abu Mazen e cioè di concedere al leader della ANP un consistente premio in denaro. Alla fine Abu Mazen, come sempre, punta solo a quello cioè a ottenere soldi.

Sarah F.

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