Israele: il dolore e la rabbia

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Eyal Yifrach, Naftali Frenkel e Gil-Ad Shaer sono stati trovati morti, ammazzati da quelli che ancora il mondo si ostina a chiamare “esseri umani”, uccisi perché ebrei, per nessun altro motivo. Inutile girarci intorno, inutile trovare assurde scuse, basta guardare qualche commento su Facebook o sui giornali che hanno pubblicato la notizia del ritrovamento dei tre corpi per leggere la gioia antisemita in merito a questa triplice esecuzione a sangue freddo di tre ebrei, non tre ragazzini innocenti, non tre essere umani, tre ebrei.

Oggi tutto Israele è in lutto perché per gli israeliani i figli sono sacri, loro non li usano come gli arabi per farsi scudo, non sognano per loro un futuro da shaid, gli israeliani sognano per i loro figli un futuro radioso.

Il futuro di Eyal Yifrach, Naftali Frenkel e Gil-Ad Shaer è stato troncato da delle bestie (e chiediamo scusa alle bestie) che li hanno ammazzati a sangue freddo tra la gioia di tutti i loro simili, quella marasma di parassiti che si alimenta di odio e di aiuti internazionali.

Oggi in Israele è il giorno del dolore, domani sarà il giorno della vendetta. Vendetta, non giustizia, vendetta. La giustizia è quella cosa che si applica agli esseri umani non ai vermi. E non ci servono le condoglianze fittizie di chi in occidente alimenta l’odio di questi parassiti. Tenetevele per voi le vostre condoglianze ipocrite, i vostri messaggi di cordoglio che a malapena nascondono il timore per quello che inevitabilmente arriverà. E non parlate di “risposta sproporzionata” perché tutto sarà perfettamente proporzionato, non parlate di Diritto quando certa gente sul Diritto ci sputa. I vermi vanno schiacciati.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Miriam Bolaffi

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