Israele: il piano dell’emiro del Qatar per legittimare Hamas e delegittimare lo Stato Ebraico

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C’è un piano internazionale per togliere Hamas dalla lista nera dei gruppi terroristici. Una approfondita inchiesta rivela che dietro alle voci trapelate nei giorni scorsi su una eventuale cancellazione dalla blacklist del gruppo terrorista che tiene in ostaggio la Striscia di Gaza  ci sarebbe una vera e propria lobby internazionale formata da persone molto potenti.

Il primo nome della lista è quello dell’emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa al-Thani, già distintosi per essere stato il primo Capo di Stato ad andare nella Striscia di Gaza in visita ufficiale. Al-Thani sta usando tutto il suo potere economico per convincere alcuni senatori e politici americani della necessità di togliere Hamas dalla blacklist dei gruppi terroristici. In una intervista alla agenzia di stampa spagnola EFE, Al-Thani sostiene che “la permanenza di Hamas nella blacklist dei gruppi terroristici impedisce la riconciliazione tra Hamas e Fatah in quanto se l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) dovesse compiere un passo verso tale riconciliazione gli USA taglierebbero i loro aiuti finanziari alla stessa ANP”, aiuti che valgono 450 milioni di dollari l’anno.

Al-Thani è impegnato a far passare l’idea che Hamas stia cambiando e che si stia trasformando in una sorta di movimento politico serio e responsabile. E per confutare la sua tesi cita ai suoi interlocutori una intervista rilasciata dal leader politico di Hamas, Khaled Meshaal, al quotidiano saudita Al-Monitor, intervista dove il capo dei terroristi afferma di essere pronto ad accettare la soluzione dei “due Stati”. Nella intervista Meshaal cita gli ultimi colloqui avuti con il Re di Giordania Abdullah durante i quali si è detto disposto ad accettare una mediazione giordana tra Israele ed Hamas per arrivare alla soluzione dei due Stati e quindi ad un implicito riconoscimento di Israele. La contropartita che dovrebbe dare Israele sarebbe però  il totale ritiro dai territori contesi, compresa Gerusalemme Est.

E’ una specie di trappolone diplomatico abilmente coordinato da Hamad bin Khalifa al-Thani per mettere Israele in difficoltà di fronte alla comunità internazionale. Infatti tutti sanno benissimo che per Israele Gerusalemme Est è intoccabile e che nessun accordo che preveda l’abbandono di una parte della capitale israeliana potrà essere accettato. Non solo, l’esperienza insegna che ogni volta che Israele si è ritirato dai territori contesi la situazione è notevolmente peggiorata e in cambio non si è mai avuto un periodo di pace ma solo altra guerra. Gaza insegna. A ulteriore dimostrazione che siamo di fronte a un sacco di fumo negli occhi c’è il continuo riarmo di Hamas che continua senza sosta e che, abbinato alla crescente collaborazione con i gruppi qaedisti come la Jihad Islamica, non mostra affatto la volontà di Hamas di “politicizzarsi”.

Eppure anche in Europa in tanti danno credito all’operazione di Al-Thani. In prima fila la solita Catherine Ashton che non perde occasione per mostrare il suo odio verso Israele e la sua volontà, anche dettata da cospicui interessi, di mettere in difficoltà Gerusalemme. Poi diversi scapi di Governo ed esponenti della sinistra europea.

Va riconosciuto che l’attivismo di Hamad bin Khalifa al-Thani è davvero imponente e che i suoi milioni di dollari possono avere un peso fondamentale, tuttavia appare evidente che il tutto è chiaramente volto ad imporre a Israele un ritiro incondizionato dai territori contesi con il miraggio del riconoscimento e di una pace stabile, un miraggio troppe volte disatteso dai fatti in un passato nemmeno troppo lontano.

Ora Israele non deve cadere nel trappolone tesogli dall’emiro del Qatar e dalla pattuglia degli odiatori europei accettando un compromesso o un dialogo con Hamas. Prima di tutto perché in questo momento la questione palestinese è del tutto secondaria rispetto ad altre questioni (il nucleare iraniano e la situazione in Siria), in secondo luogo perché se veramente Hamas volesse trasformarsi inizierebbe dal disarmarsi immediatamente invece che continuare a riarmarsi. Infine deve essere chiaro a tutti che il riconoscimento di Israele da parte degli arabi deve essere una precondizione per qualsiasi colloquio e/o accordo e non una conseguenza. Presumibilmente nelle prossime settimane assisteremo ad una escalation mediatica volta a convincere l’opinione pubblica della bontà delle proposte di Hamad bin Khalifa al-Thani e degli amici di merenda europei . Israele deve rimanere fermo nelle sue posizioni forte della bontà delle sue ragioni.

Miriam Bolaffi

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