Israele: la pace dei missili

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Altri due missili sono stati lanciati ieri sera da Gaza verso Israele. Dall’inizio della settimana sono ormai 14 i missili piovuti sullo Stato ebraico, il tutto mentre da dietro una comoda scrivania John Kerry vorrebbe imporre il suo piano di pace a Israele senza che tale piano tenga nella minima considerazione né la sicurezza dello stesso Israele né delle minacce che incombono sull’unica democrazia del Medio Oriente.

Ed è proprio il tema delle minacce quello che il Segretario di Stato americano sembra voler volontariamente e piuttosto allegramente sorvolare. E quando le minacce si chiamano Hamas e Jihad Islamica non c’è tanto da stare allegri.

Martedì scorso un alto esponente di Hamas, Salah Bardaweel, ha perentoriamente affermato che «i palestinesi non accetteranno nessun accordo firmato con Israele dal presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen)»  aggiungendo poi che «il più grande disastro sarebbe quello di riconoscere Israele come stato ebraico». Wasfi Qabaha, un alto esponente di Hamas in Cisgiordania, ha attaccato Abu Mazen per aver detto che potrebbe accettare truppe Nato ai confini del futuro stato palestinese. Qabaha ha detto che la presenza di forze straniere lederebbe l’indipendenza e la sovranità dello stato palestinese. Sempre martedì Ahmed al-Mudalal, esponente della Jihad Islamica citato dal quotidiano francese Figaro, ha dichiarato che il suo gruppo è completamente contrario ai colloqui di pace e sventerà qualsiasi accordo tra Autorità Palestinese e Israele, giacché servirebbe solo a “legalizzare l’occupazione sionista della Palestina”.

Con questo quadro tutt’altro che allegro, John Kerry ignora completamente quello che pensano la maggioranza dei palestinesi rappresentati da Hamas e si cura solo di non scontentare un corrotto seriale come Abu Mazen, non legittimato da nessuna elezione, e arriva a minacciare un boicottaggio economico globale contro Israele se non cederà alle pretese del Presidente della ANP, che chiaramente non prevedono affatto il riconoscimento di Israele semplicemente perché nessuno da parte palestinese lo vuole.

Insomma Kerry sta dialogando con un fantasma che non ha alcun potere decisionale il tutto mentre i missili cadono a grappoli su Israele e mentre il suo nemico storico, l’Iran, ha ripreso a fornire armi e finanziamenti sia ad Hamas che alla Jihad Islamica (a quest’ultima non li aveva mai interrotti). Kerry se la prende per la decisione annunciata ieri dal Governo israeliano di costruire nuovi alloggi a Gerusalemme est parlando di “seria minaccia al processo di pace” quando la vera minaccia arriva dal quasi quotidiano lancio di missili, che Kerry nemmeno menziona, dalla volontà generalizzata tra i palestinesi di non riconoscere mai e poi mai Israele e, soprattutto, dalle interferenze iraniane.

Di quale pace, quindi, sta parlando John Kerry? Della pace dei missili, di quella che vorrebbe spazzare via l’unica democrazia in Medio Oriente e creare il grande Stato arabo della Palestina che vada dal mare al Giordano, un piano che non prevede la presenza ebraica in quelle terre.

Adrian Niscemi

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