Israele : Letta parla di pace ma l’ostacolo si chiama Catherine Ashton

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Ieri il Premier italiano, Enrico Letta, in visita ufficiale in Israele, ha incontrato il suo omologo israeliano, Benjamin Netanyahu, al quale ha manifestato l’amicizia e il sostegno italiano allo Stato Ebraico. Letta ha detto che l’Italia sostiene gli sforzi israeliani per la pace aggiungendo alcune dichiarazioni che fanno ben sperare sul futuro comportamento italiano in Medio Oriente, come la richiesta all’Europa di inserire Hezbollah nella lista nera delle organizzazioni terroristiche.

Netanyahu, dal canto suo, ha ribadito al Premier italiano l’impegno di Israele a cercare una pace completa e incondizionata con i palestinesi e a riconoscere uno Stato palestinese  a seguito di un accordo di pace definitivo.

Il problema è che i palestinesi non vogliono la pace. Ad Abu Mazen, a differenza di quanto afferma, non interessa affatto sedersi al tavolo delle trattative e l’ennesima prova si è avuta nei giorni scorsi quando anche il Segretario di Stato americano, John Kerry, ha dovuto gettare la spugna di fronte alle continue scuse palestinesi.

L’ostacolo più grosso, secondo diversi analisti israeliani, è l’Europa. La politica dell’Unione Europea e in particolare del suo rappresentante alla politica estera, Catherine Ashton, è ambigua e nociva a qualsiasi avvicinamento tra le parti in conflitto. L’Europa, attraverso la Ashton, sta lanciando segnali sbagliati ai palestinesi dando loro l’impressione che l’Unione Europea sosterrà comunque le loro richieste a prescindere da quello che farà o non farà Abu Mazen. E’ una scelta di campo che toglie all’Europa quell’alone, per altro poco nitido, di organismo sopra le parti legittimato a mediare. Una entità che prende posizione non può negoziare niente.

Invece in un contesto in cui c’è solo una parte a volere la soluzione del conflitto (Israele n.d.r.) mentre l’altra cerca continue scappatoie per non arrivare mai a una soluzione, ci sarebbe bisogno di una posizione ferma e decisa che non conceda ai palestinesi margini di manovra per continuare all’infinito con la loro storiella.

Purtroppo la Ashton, magari anche per interessi personali, continua con la sua politica distruttiva rivolta unicamente a favorire l’atteggiamento lucroso di Abu Mazen più che gli interessi palestinesi. E siccome la Ashton rappresenta l’Europa è automatico associare l’Unione Europea alle difficoltà che incontra Israele a trovare un accordo con i palestinesi.

Vorremmo quindi inviare un messaggio al Premier italiano, Enrico Letta, che ieri si è detto profondamente impegnato nella ricerca di una pace stabile tra Israele e Palestina: se veramente il Governo italiano vuole fare qualcosa di concreto per la pace in Medio Oriente deve chiedere l’immediata rimozione di Catherine Ashton dal suo ruolo di “Ministro degli Esteri”  europeo. La signora (termine che poco si addice alla Ashton) ha cospicui interessi personali legati allo stato attuale della situazione, interessi che verrebbero minati da una eventuale pace tra Israele e Palestina. Se lo ricordi oggi Letta quando andrà da Abu Mazen e se veramente vuole fare qualcosa di concreto pretenda dal leader palestinese precisi impegni e non solo parole. Danneggerà gli interessi della Ashton ma farà sicuramente quelli della pace.

Sharon Levi

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