Israele: minacce dalla Turchia, “reagiremo se verrà attaccato un paese musulmano”

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Fino a ieri la Turchia si era astenuta da qualsiasi commento in merito al presunto attacco israeliano ad un sito per lo sviluppo di armi chimiche e biologiche in Siria e alla distruzione di un convoglio che trasportava missili antiaerei russi SA-17 verso Hezbollah. Ieri Ankara ha rotto gli indugi ed è passata direttamente alle minacce rivolte a Israele.

A farle è stato direttamente il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, che in una dichiarazione alla AFP ha minacciato Israele nel caso avesse attaccato un paese musulmano. Parlando del raid aereo che ha distrutto il centro di sviluppo di armi chimiche e biologiche, dove si è appreso lavoravano anche tecnici nord coreani, e la distruzione del convoglio di armi diretto in Libano, Erdogan ha definito Israele “uno Stato terrorista” sottointendendo che a Gerusalemme sono “vigliacchi” perché attaccano un Paese (la Siria n.d.r.) che al momento non può difendersi. “Ma se Israele farà la stessa cosa con un altro Paese musulmano (l’Iran?) la Turchiai non starà con le mani in mano” ha detto Erdogan alla AFP.

Curioso come queste dichiarazioni arrivino da uno che per un paio di colpi di mortaio caduti accidentalmente in suolo turco e sparati non si sa da chi, abbia scatenato una reazione spropositata e abbia chiesto addirittura lo schieramento di missili Patriot per paura che la Siria lanci i suoi missili Scud contro la Turchia. Questo è il doppiopesismo turco. Se Israele attacca un centro di armi chimiche e biologiche e impedisce a un letale sistema d’arma di raggiungere Hezbollah, è uno Stato terrorista e pure vigliacco, se la Turchia reagisce violentemente a un ridicolo incidente di confine invece ha tutto il Diritto di farlo. Evidentemente Erdogan non ha le idee molto chiare, o meglio, le ha chiarissime e considera un suo Diritto quello di difendere il popolo turco dalle minacce esterne ma non riconosce lo stesso Diritto a Israele.

Erdogan è tornato a descrivere Israele “un bambino viziato” che ha bisogno di “una severa lezione”. Ha ironizzato sul fatto che i caccia israeliani “dato che c’erano potevano lanciare un sasso sulla testa di Assad quando hanno sorvolato il palazzo presidenziale, così lo avrebbero umiliato per bene”. Infine ha detto che “la violazione dello spazio aereo di uno Stato sovrano è inaccettabile e deve essere considerato un atto di terrorismo di Stato”, dimenticando però che i primi a violare lo spazio aereo siriano sono stati proprio i caccia turchi.

E’ con questo novello Saladino che dovrà avere a che fare il nuovo Segretario di Stato americano, John Kerry, quando a metà del mese compirà il suo primo viaggio in Medio Oriente e non sarebbe male se ricordasse a Erdogan di stare al suo posto e che le minacce turche, oltre che ad essere ridicole per il contesto in cui vengono proferite, non fanno paura a nessuno.

Poche le reazioni israeliane alle dichiarazioni di Saladino/Erdogan. L’unico a parlare è stato il portavoce del Ministero degli Esteri, Yigal Palmor, che laconicamente ha detto: “le dichiarazioni di Erdogan si possono definire in tanti modi meno che diplomatiche. Israele, come la Turchia, continuerà a fare tutto il possibile per difendere i propri cittadini da ogni tipo di minaccia”.

Sarah F.

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