Israele: morte di Arafat Jaradat. Palestinesi a caccia del pretesto per la terza intifada

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La morte del detenuto palestinese, Arafat Jaradat, è avvenuta per infarto e non ci sono segni di tortura o maltrattamenti. A stabilirlo è stata l’autopsia eseguita presso il Abu Kabir Institute of Forensic Medicine  alla presenza dei famigliari e di alcuni funzionari della Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Questa è la verità definitiva.

Nonostante questa incontestabile verità, ieri sono scoppiati violenti scontri tra manifestanti arabi da una parte ed esercito israeliano e polizia palestinese dall’altra. I manifestanti accusavano Israele della morte di Arafat Jaradat sostenendo che fosse stato sottoposto ad atti di tortura, atti che come abbiamo visti sono stati smentiti dalla autopsia. Altri sconti si temono oggi quando avranno luogo i funerali di Arafat Jaradat. L’IDF è in stato di massima allerta. Si temono anche irresponsabili provocazioni da parte di estremisti ebraici che, secondo alcune voci, sarebbero intenzionati a manifestare nella Spianata delle Moschee.

Torna così a soffiare prepotente il vento della terza intifada, un vento alimentato dall’odio antiebraico e da potenti forze esterne, forze che non necessariamente sono riconducibili al mondo arabo ma che sono insite all’interno di alcune ONG internazionali e persino israeliane che hanno tutto da guadagnare dallo scoppio di una terza intifada. Indecente e menzognero l’articolo scritto ieri da Annie Robbins sul sito di MondoWeiss che attribuisce al Ministro della ANP, Issa Qaraqe, alcune dichiarazioni secondo cui l’autopsia sul corpo di Arafat Jaradat avrebbe confermato le torture. In serata è stato lo stesso Issa Qaraqe a negare quelle dichiarazioni.

Si ha l’impressione molto netta che, anche con l’avvicinarsi della visita di Barack Obama in Israele prevista per la prossima settimana, gli arabi e tutte quelle entità che guadagnano milioni di dollari ogni anno con gli aiuti internazionali, vogliano deliberatamente alzare la tensione. La questione palestinese è passata ultimamente in secondo piano nel computo delle priorità del mondo occidentale che, giustamente, ha rivolto le sue attenzioni a problemi ben più gravi come la situazione in Siria (dove per altro i palestinesi vengono sistematicamente massacrati ma nessuno fiata) o come la questione del nucleare iraniano.

Siamo quindi più che sicuri che gli arabi faranno di tutto per attirare di nuovo l’attenzione sulla vicenda palestinese e non esiteranno a scatenare una terza intifada se questo servirà al loro scopo. Non per niente ieri il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha detto che la responsabilità di quello che avverrà nei prossimi giorni ricade tutta sulla ANP che è chiamata a intervenire su eventuali manifestazioni.

Sarah F.

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