Israele: prove di dialogo con Hamas? Un falso

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Secondo quanto riportato ieri da Yedioth Ahronot (il link in coda all’articolo) da diverse settimane i rappresentanti ufficiali del Governo e della difesa di Israele starebbero segretamente trattando con Hamas, non una trattativa estemporanea ma un vero e proprio dialogo volto a raggiungere un lunghissimo periodo di calma e, forse, a mettere in difficoltà l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP).

A dire il vero nell’articolo a firma Alex Fishman ci sono molte ipotesi e poche certezze, sembra quasi che l’autore abbia messo insieme una serie di “si dice” per arrivare a una conclusione che nei fatti non trova alcuna conferma. Per esempio tra le tante cose afferma che già tre mesi prima delle elezioni erano iniziati i contatti tra il Governo israeliano e Hamas ma che Netanyahu avrebbe taciuto per ragioni elettorali. Scrive che in quel periodo Hamas avrebbe presentato una “proposta concreta e dettagliata” per un accordo di tregua di 5/10 anni. Alex Fishman in seguito sostiene, in quello che non si capisce se sia un riferimento a questa fantomatica proposta o una sua personale ipotesi, che Hamas vorrebbe costruire importanti infrastrutture a Gaza a partire da una nuova centrale elettrica, un acquedotto e, soprattutto, un porto commerciale.

Ora, a prescindere dalla quasi certezza che comunque tra il Governo Israeliano e Hamas ci sia un filo diretto, anche se nessuno lo ammetterà mai, ci sembra francamente molto azzardato parlare di “trattative dirette” specialmente se si parla di costruire un porto commerciale a Gaza o di fare importanti concessioni ai terroristi che tengono in ostaggio la Striscia di Gaza. E’ vero che la ANP non riesce a prendere in mano la questione della ricostruzione di Gaza come è vero che, con la mediazione del Qatar, si sta pensando a importanti interventi infrastrutturali a Gaza, ma da qui a sostenere che vi sia una trattativa tra Israele e Hamas è quantomeno azzardato se non addirittura falso. Bisognerebbe andarci piano con certe affermazioni specie se si scrive nel maggiore quotidiano israeliano. Di certo da diversi mesi Yedioth Ahronot sta portando avanti una campagna ostile a Netanyahu da fare invidia ad Haaretz, e ce ne vuole per superare il primo giornale arabo in lingua ebraica della storia. Si ha l’impressione che si voglia forzare il Governo israeliano ad accordarsi con Hamas ventilando il rischio di una nuova guerra in estate se così non sarà. Ma che senso ha evitare una guerra in Estate che oggi Hamas non potrebbe sostenere rinviando il tutto di qualche anno dopo che magari i terroristi si saranno fortemente riarmati? Perché il punto vero della questione è proprio questo: Hamas ha intenzione di abbandonare la lotta armata oppure no? Se la risposta è SI allora si può parlare di tutto, ma se come crediamo la risposta sarà NO ogni concessione fatta al gruppo terrorista palestinese rischia di ritorcersi contro Israele.

E questi “strani giornalisti” della sinistra israeliana i quali sostengono che “con il nemico bisogna trattare” e che spingono in maniera ossessiva affinché ciò avvenga, dovrebbero sapere che una trattativa con il nemico implica un esplicito riconoscimento reciproco, cosa che Hamas non ci sembra disposto a fare. E allora cosa facciamo? Aiutiamo il nemico? Non ci sembra proprio il caso.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Noemi Cabitza

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[glyphicon type=”link”] Link all’articolo di Alex Fishman

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