Israele: rispetto per Obama solo se Obama rispetta Israele

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L’ex capo del Mossad, Efraim Halevy, ha scritto ieri (pubblicato oggi online da Ynet) un articolo a suo modo molto duro e critico nei confronti del Governo israeliano nel quale critica molto apertamente l’atteggiamento israeliano nei confronti del Presidente americano, Barack Obama. Secondo Efraim Halevy gli israeliani «si stanno inchinando alla Russia».

Halevy, che non è la prima volta che critica apertamente il Governo di Netanyahu, lamenta il fatto che mentre in Israele crescono le ondate di scherno nei confronti di Obama, giudicato debole e vigliacco, aumentano proporzionalmente anche le manifestazioni si stima verso la Russia di Putin. Secondo Efraim Halevy, il fatto che Israele sia stata l’unica nazione del blocco europeo ad astenersi sulla votazione all’Onu che condannava la Russia sulla questione dell’Ucraina dimostra come il Governo israeliano guardi sempre più con simpatia a Putin e che in qualche modo le scelte strategiche di Israele sono cambiate o stanno progressivamente cambiando. L’ex capo del Mossad, dopo aver elencato tutti i motivi per cui invece Israele dovrebbe riconsiderare il suo giudizio su Obama, conclude la sua analisi affermando in modo perentorio che «Israele deve dimostrare agli Stati Uniti lo stesso rispetto che dimostra nei confronti di Russia e Cina, deve mostrare nei confronti di Obama lo stesso rispetto che dimostra nei confronti dei presidenti russo e cinese».

Letta di getto l’analisi di Efraim Halevy non fa una piega, gli Stati Uniti sono (o dovrebbero essere) gli alleati più affidabili per garantire una adeguata difesa di Israele. Sono ancora la maggiore potenza militare al mondo, sostengono la difesa israeliana con diversi miliardi di dollari l’anno, hanno un poderosa forza militare schierata nel Golfo Persico (Halevy afferma che hanno 35.000 militari solo nella zona del Golfo anche se nel conto ci mette pure i cambusieri e i mozzi delle navi) e certamente sarebbero in grado di cancellare il programma nucleare iraniano in un battibaleno. Peccato che abbiano un certo Barack Obama come capo supremo, cioè uno che in sei anni non ne ha indovinata una in politica estera, che ha sconvolto gli equilibri in Medio Oriente e che si appresta a consentire all’Iran di dotarsi di un arsenale atomico, uno che ha come Segretario di Stato un certo John Kerry, cioè un personaggio apertamente filo-arabo e che ha fatto di tutto per indebolire Israele nei confronti dei palestinesi.

Gli Stati Uniti rimangono certamente gli alleati più affidabili per Israele, specie se si pensa che tra due anni Obama non ci sarà più, ma a Gerusalemme non possono contare sulla speranza di un cambio di politica a Washington e affidare le sorti dello Stato Ebraico unicamente nelle mani di uno come Obama, devono guardarsi intorno proprio perché è la politica americana ad essere cambiata. L’esempio lampante Israele ce l’ha a due passi, in Egitto, dove Obama non ha esitato un attimo a ripudiare un’alleanza decennale e fortissima solo perché il Generale Al-Sisi non faceva quello che voleva lui. L’Egitto non ha fatto una piega, si è semplicemente rivolto a Putin.

Israele non è ancora a questo punto anche se è innegabile che se fino ad oggi Netanyahu non ha fatto nulla contro l’Iran è perché ha ceduto (è stato costretto a cedere) alle pressioni di Obama. Però non si può pretendere che lo Stato Ebraico demandi la sua sicurezza alla ridicola e pericolosa politica di Obama. E’ naturale quindi che a Gerusalemme si guardi e si lavori, magari sottobanco, con la Russia di Putin. Non è un caso che la Russia non abbia consegnato i missili S-300 all’Iran ma è il frutto di un lungo lavoro diplomatico tra Gerusalemme e Mosca. Non è per Obama che l’Egitto ha dichiarato fuorilegge la Fratellanza Musulmana e quindi Hamas sigillando completamente la Striscia di Gaza, ma è grazie a un lungo e sotterraneo lavoro che è corso tra Gerusalemme, Mosca, il Cairo e Riyad. E’ strano che un ex capo del Mossad non dica queste cose.

In questo momento gli equilibri in Medio Oriente sono volatili più che mai, come non lo sono mai stati. Questo per buona parte è per colpa della ambigua politica americana non di quella di Netanyahu. E’ perfettamente normale quindi che Israele si rivolga dove può per garantire la sua sicurezza. E allora in risposta alle ultime parole di Efraim Halevy voglio dire che gli Stati Uniti devono dimostrare a Israele lo stesso rispetto che dimostrano all’Iran, che devono avere per Netanyahu lo stesso rispetto che hanno per Abu Mazen, solo allora potranno pretendere altrettanto da Israele.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Adrian Niscemi

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