Israele: sanzioni economiche alla Palestina

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Ieri sera il Governo israeliano ha deciso di imporre sanzioni economiche alla Autorità Nazionale Palestinese dopo che il leader della ANP, Abu Mazen (Mahmoud Abbas), ha deciso di apporre la sua firma su alcune convenzioni internazionali con l’intento di muoversi in maniera unilaterale sul riconoscimento internazionale della Palestina.

Le sanzioni economiche riguardano il trasferimento alla ANP dei fondi fiscali provenienti dalle merci palestinesi commercializzate attraverso Israele, il blocco dei conti correnti e dei depositi palestinesi accessi presso banche israeliane. Israele provvedere regolarmente a versare alla ANP i proventi fiscali derivati dalle merci palestinesi commercializzate attraverso lo Stato ebraico, fondi che ammontano a diverse decine di milioni di dollari e che servono a pagare gli stipendi dei dipendenti della Autorità Nazionale Palestinese. A rivelarlo è stato un funzionario israeliano sotto condizione di anonimato.

Immediate le reazioni della ANP. Un alto funzionario palestinese, Yasser Abed Rabbo, ha detto che “queste misure non spaventano i palestinesi” e che la decisione israeliana dimostra che “Israele è uno stato razzista che occupa illegalmente un territorio non suo”. Rabbo ha poi aggiunto che “il ricorso alla punizione collettiva non farà recedere la ANP dalla sua decisione di procedere unilateralmente nella richiesta del riconoscimento internazionale”.

Contrasti anche all’interno del Governo israeliano. Il capo del partito di ultra-destra Jewish Home, il Ministro Naftali Bennett, ha scritto una lettera al Premier Netanyahu nella quale chiede al Primo Ministro israeliano di dichiarare conclusi i colloqui con la ANP e di aprire una nuova era nei rapporti con l’Autorità Palestinese. Gli risponde il capo negoziatore israeliano, Tzipi Livni, che con una dichiarazione su Twitter taccia la lettera di Bennet come “una provocazione da bambini”.

Silenzio dalla Casa Bianca che proprio ieri si era detta fiduciosa che i colloqui tra Israele e ANP sarebbero potuti proseguire anche oltre la data limite del 29 aprile fissata a suo tempo proprio da John Kerry. E’ chiaro che la decisione palestinese di portare avanti iniziative unilaterali rovina i piani di Kerry e di Obama e costringe Israele a reagire come meglio può.

Scritto da Sarah F.

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