Israele – Siria: un conflitto favorirebbe l’Iran (analisi)

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Mano a mano che passano le ore emergono sempre più inquietanti retroscena in merito agli attacchi effettuati da caccia israeliani sulla Siria, retroscena che purtroppo non lasciano presagire nulla di buono e che meritano un approfondimento per capire quello che potrebbe succedere in un prossimo futuro.

Come detto ieri, l’obbiettivo principale dei caccia israeliani era una fornitura di missili iraniani Fateh 110 che stavano per essere consegnati ad Hezbollah. Ma dietro all’obbiettivo principale ne emergono di altri che sotto certi aspetti sono addirittura più importanti.

L’asse Iran – Siria – Hezbollah: ieri il Grande Ayatollah Alì Khamenei ha tuonato contro Turchia e Qatar affermando che gli attacchi aerei israeliani sono parte di un piano per rompere l’alleanza tra Iran, Siria ed Hezbollah. Il piano, secondo Khamenei, sarebbe stato studiato da Stati Uniti e Israele con l’aiuto della Turchia e del Qatar e prevede una escalation militare con il coinvolgimento della Turchia e degli Stati Uniti che porti nel volgere di poco tempo alla caduta di Assad. Il ruolo del Qatar sarebbe solo di carattere finanziario e di coordinamento. Khamenei allude a una serie di colloqui tra Turchia e Qatar emersi di recente a seguito della sottrazione da parte di hacker siriani e iraniani di alcuni documenti ufficiali che mostrano come il Qatar e la Turchia siano dietro alle rivolte arabe denominate “primavere arabe” (di questi documenti ne parleremo a parte nei prossimi giorni) e dai quali si evince con chiarezza l’appoggio dato ai ribelli siriani e la volontà di Turchia e Qatar (e dell’Arabia Saudita n.d.r.) di abbattere il regime di Assad.

L’alleanza della Russia con Hezbollah: il 27 aprile scorso il Ministro degli Esteri russo, Mikhail Bogdanov, si reca in visita lampo a Beirut dove, secondo fonti di intelligence, stringe un patto con Hezbollah. In base a questo patto la Russia fornirà armi e sistemi d’arma al gruppo terrorista libanese in cambio di un suo intervento diretto in Siria a sostegno di Assad. E’ la risposta russa alla volontà espressa da Washington di voler fornire armi ai ribelli siriani. La Russia è convinta che gli Stati Uniti vogliano replicare in Siria la tattica usata i Libia e sono determinati a non permetterlo. L’attacco dei caccia israeliani in Siria sarebbe quindi anche un messaggio chiaro diretto a Mosca: non verrà permesso a nessuno (nemmeno alla Russia) di fornire armi tecnologicamente avanzate a Hezbollah.

Il coinvolgimento delle milizie palestinesi a fianco di Assad:  da molti mesi i servizi di intelligence occidentali segnalano un crescente coinvolgimento di miliziani palestinesi a fianco di Assad. In teoria, essendo i palestinesi sunniti, la cosa potrebbe apparire fuori luogo in quanto Assad (e l’Iran) sono sciiti e quindi nemici storici dei sunniti. Ma a coalizzare sciiti e sunniti c’è la prolina magica: Israele. Il compito dei miliziani palestinesi non sarebbe infatti quello di partecipare direttamente al conflitto siriano ma quello di lanciare attacchi terroristici contro Israele dalle alture del Golan in quello che i servizi segreti occidentali hanno definito “un piano per una guerra di logoramento con Israele”. I palestinesi che prendono parte a questo piano provengo tutti dai campi libanesi e siriani e sarebbero coordinati e armati ancora una volta da Hezbollah. A conferma di questo piano ieri si è appreso che Assad ha dato luce verde alla “guerra di logoramento” e che miliziani palestinesi si sarebbero introdotti in gran numero nelle Alture del Golan da dove intendono dare inizio al loro “compito”.

Il ruolo dell’Iran: dietro a tutti questi retroscena c’è il ruolo fondamentale svolto dall’Iran. E’ indubbio che ormai da molto tempo è in corso una “guerra oscura” tra Israele e Iran, una guerra che rischia di trasformarsi in un conflitto aperto. La Siria è uno dei campi di battaglia di questa guerra non dichiarata dove l’Iran è il grande burattinaio. E’ certo che uomini delle Guardie della Rivoluzione Iraniana sono presenti da mesi in Siria come è sicuro che Teheran fornisca armi di ogni tipo al regime siriano. Altrettanto certo è il fatto che Hezbollah sia il braccio armato di Teheran al confine nord di Israele, un braccio armato pronto a entrare in azione al semplice comando iraniano. L’Iran non si può permettere il lusso di perdere due alleati fondamentali come la Siria ed Hezbollah perché perderebbe una enorme deterrenza nei confronti di Israele soprattutto in previsione di un attacco israeliano alle strutture nucleari iraniane. Per questo motivo gli iraniani sono disposti a rischiare il tutto per tutto. E in questo contesto non è azzardato prevedere che nei prossimi giorni (forse ore) i comandanti iraniani daranno il via a tutte quelle operazioni in grado di tenere Israele impegnato sul fronte siriano/libanese. Sicuramente cercheranno ancora di consegnare missili e sistemi d’arma a Hezbollah. Quasi certamente daranno il via ad azioni terroristiche sia nel nord di Israele che in altre parti del mondo potendo contare sulla struttura terroristica di Hezbollah. Useranno i miliziani palestinesi già presenti nel Golan come spina nel fianco di Israele e quasi certamente cercheranno di influenzare la Jihad Islamica e Hamas a fare qualcosa per aprire un fronte a sud così da tenere le forze israeliane impegnate su due fronti. Qui c’è da dire che Teheran trova la forte opposizione dell’Egitto che preme su Hamas affinché se ne stia buono. Gli egiziani non fanno questo per nulla. In ballo ci sono i miliardi di dollari promessi dal Qatar all’Egitto in cambio di una sua collaborazione in configurazione anti-iraniana (anche questo emerge con chiarezza dai documenti trafugati dagli hacker siriani e dei quali, come detto, ne parleremo prossimamente).

Cosa emerge da questo quadro: il mondo arabo sunnita, al di la delle dichiarazioni di forma, considera l’Iran e non Israele il principale nemico. Ciò non toglie che verso lo Stato Ebraico continui ad esserci un profondo odio, ma adesso per i governanti arabi è più importante fermare l’Iran. Lo devono fare senza azioni eclatanti per non indisporre le folle arabe che invece continuano a considerare Israele come nemico principale, ma lo stanno facendo. E’ come camminare sulla lama di un rasoio dove da un lato c’è il rischio fortissimo di apparire come “amici di Israele”, fatto questo che scatenerebbe le folle, dall’altro la necessità impellente (e vitale per gli sceicchi) di fermare Teheran. Di questo gli Ayatollah ne sono perfettamente consci e cercano quindi di rovinare i “piani arabi” in tutti i modi. Uno dei campi di battaglia decisivi in questa guerra strisciante e oscura è proprio la Siria e uno degli attori principale è Israele. Di fatto gli israeliani stanno combattendo per la loro esistenza e allo stesso tempo stanno aiutando i regimi arabi a sopravvivere a loro volta. Chiaro che l’Iran tenti in tutti i modi di evitare che il piano arabo vada a buon fine. Per fare questo ha bisogno di mettere sulla gogna mediatica Israele e i regimi arabi e di fare in modo che il Medio Oriente rimanga costantemente infiammato. Di qui il costante aiuto al regime siriano e il sistematico riarmo di Hezbollah e dei gruppi terroristici palestinesi. L’unica possibilità che ha Teheran di vincere questa guerra è quella di coinvolgere Israele nel conflitto siriano così da compattare l’opinione pubblica araba che va al di la dei calcoli degli sceicchi. Per questo nei prossimi giorni ci aspettiamo un crescendo di provocazioni verso Israele che potrebbe, purtroppo, sfociare in una guerra aperta con la Siria ed Hezbollah.

Adrian Niscemi

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