In Kurdistan mancava il terremoto: venti di guerra sempre più forti

Ci mancava il terremoto in Kurdistan per trasformare una già tragica situazione in una vera emergenza non solo umanitaria

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Il terremoto che ha colpito il Kurdistan iracheno e il nord dell’Iran è solo l’ultimo flagello che il popolo curdo si trova ad affrontare dopo che nei giorni scorsi le milizie sciite e l’esercito regolare hanno continuato, seppur un tono minore, l’offensiva militare iniziata subito dopo il referendum per l’indipendenza del Kurdistan.

Nonostante l’ordine perentorio di ritirarsi dalle zone contese del Nord Iraq impartito da Muqtada al-Sadr alle milizie sciite ai suoi ordini, queste nella maggioranza dei casi non hanno obbedito, anzi, hanno continuato ad avanzare verso il confine con la Turchia da dove passano buona parte delle pipeline petrolifere oltre alle merci di ogni tipo. Scontri piuttosto seri tra le milizie sciite e i Peshmerga curdi agli ordini di Mansour Barzani, figlio del leader curdo Masoud Barzani, sono avvenuti nei pressi di Fish Khabbour. Poche ore prima del terremoto, che potrebbe fermare le operazioni militari, in molti in Kurdistan erano convinti che la situazione stesse precipitando. E il silenzio della comunità internazionale su quanto sta avvenendo nel Kurdistan iracheno si fa sempre più pesante. Il popolo curdo, dopo aver combattuto da solo per anni contro Daesh riuscendo a fermalo, si sente abbandonato da tutti.

Il problema delle milizie sciite

Nonostante la più potente delle milizie sciite, Saraya al-Salam, sia direttamente agli ordini di Muqtada al-Sadr che, come detto, ne aveva ordinato il ritiro, molti comandanti hanno giurato fedeltà alle Guardie della Rivoluzione iraniane e per questo motivo non hanno obbedito all’ordine di ritirarsi dalle zone contese. Non solo, in queste ore stanno cercando di prendere il controllo degli snodi strategici sia per l’esportazione di petrolio che per il commercio e gli aiuti umanitari il che sottrarrebbe al Kurdistan l’80% di quegli introiti che ne hanno permesso una certa autonomia. Questo è un problema molto serio soprattutto perché rende inutili i colloqui in corso tra Erbil e Baghdad e rischia di trasformare nuovamente il Kurdistan in un campo di battaglia. Chi controlla veramente le milizie sciite che operano in Kurdistan? Baghdad oppure Teheran? E’ questa la domanda delle domande che si dovrebbero porre anche gli americani che di fatto hanno abbandonato i curdi al loro destino lasciandolo nelle mani degli Ayatollah iraniani e non in quelle del Governo centrale iracheno com’era probabilmente nelle loro intenzioni iniziali.

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