La Camera salva Pecoraro Scanio: un anticipo di quello che farà con Berlusconi?

Secondo l’accusa l’ex Ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, è indagato per associazione per delinquere, corruzione e truffa insieme all’imprenditore Mattia Fella, titolare della società ‘Visetur’, con il quale avrebbe intrattenuto uno scambio di favori. Per questo motivo il Tribunale dei Ministri, che ha competenza sul caso, ha chiesto alla Giunta per le Autorizzazioni a Procedere di poter usare le intercettazioni telefoniche che riguardano l’ex Ministro, autorizzazione che è stata naturalmente negata.

Il paradosso è che a salvare l’ex Ministro dell’Ambiente sono stati i deputati del PDL, cioè i suoi più acerrimi nemici. Infatti, mentre il PDL e i Radicali hanno votato contro l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni, si sono detti a favore gli ex alleati del Partito Democratico e dell’Italia dei Valori. Astenuti UDC, Lega Nord e Futuro e Libertà.

E’ chiarissimo il tentativo di strumentalizzare la vicenda ad uso e costume delle vicende riguardanti il Premier. Va ricordato infatti che il PDL è impegnatissimo a far trasferire il cosiddetto “processo Ruby” dal Tribunale di Milano al Tribunale dei Ministri il quale poi sarebbe costretto a chiedere l’autorizzazione a procedere alla camera dei Deputati, autorizzazione che chiaramente non verrebbe mai accordata.

Fermo restando la presunzione di innocenza di Alfonso Pecoraro Scanio, ci sembra francamente un basso tentativo di salvare l’ex Ministro dell’Ambiente dalle grinfie della giustizia e comunque qualcosa di lontanissimo dal cosiddetto “garantismo” sbandierato anche ieri dall’On. Maurizio Paniz il quale si è affrettato a dichiarare che “il PDL è sempre garantista”. Garantismo non può e non deve essere impunità. La presunzione di innocenza non deve essere scambiata con la presunzione di immunità.

Se questo è il comportamento del PDL con un nemico, quando oltretutto ci sono importantissimi elementi probatori in mano alla magistratura, c’è da chiedersi come si comporteranno quando si tratterà di dare l’autorizzazione a procedere per Berlusconi. E’ chiaro come il sole che tutte le dichiarazioni in merito al fatto che il premier vuole farsi processare dal “giudice competente” non sono altro che uno specchietto per le allodole e che il tentativo di trasferire il Processo Ruby al Tribunale dei Ministri nasconde solo un mero tentativo di sottrarre il Premier dal processo. Ieri ne abbiamo avuta l’ennesima conferma.

Carlotta Visentin

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