La favola dell’Onu sulla ricostruzione di Gaza

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Per la ricostruzione di Gaza ci vorranno diversi miliardi di dollari anche se la cifra non è ancora stata quantificata. Hamas fornisce cifre da capogiro, un po’ più basse quelle della ANP, decisamente diverse quelle dell’Onu che in base a quanto deciso ieri sera dal Consiglio di Sicurezza ha specificato che tutta la ricostruzione dei Gaza sarà affidata alla Autorità Nazionale Palestinese e non ad Hamas.

Quella che sembra una scelta coscienziosa, ammesso che anche la ANP sia tenuta sotto controllo per via della tendenza a far sparire nel nulla centinaia di milioni di dollari, è in effetti una specie di spot pubblicitario che per chi conosce appena appena la realtà del mondo palestinese non può nemmeno essere preso in considerazione seriamente.

La Striscia di Gaza è governata a tutti gli effetti da Hamas. Ogni volta che qualche funzionario della ANP ha cercato di sottrarre un po’ di quel potere ai terroristi di Hamas si è ritrovato in galera con accuse di tradimento o, nella peggiore delle ipotesi, giustiziato in piazza. Pretendere che Hamas lasci il controllo dell’area e in particolare degli aiuti umanitari alla ANP è semplicemente ridicolo.

All’Onu sostengono che hanno avuto “precise garanzie da ambo le parti in merito ad un accordo sulla gestione e il coordinamento della ricostruzione di Gaza”. Lo ha detto ieri sera l’inviato speciale dell’Onu, Robert Serry, il quale ha detto anche che “le Nazioni Unite vigileranno sui materiali e che siano realmente impiegati nella ricostruzione”. L’allusione ai materiali da costruzione è palese e mira a tranquillizzare Israele che teme che il cemento armato venga usato per ricostruire la rete di tunnel piuttosto che le case.

Il problema però è che non è mai successo che Hamas e ANP abbiano tenuto fede alle promesse fatte e anche il controllo delle Nazioni Unite lascia molto a desiderare se si considera che proprio una agenzia dell’Onu, la UNRWA, ha permesso senza problemi ad Hamas di stoccare armi e di lanciare missili dalle loro strutture, comprese le scuole.

Israele aveva chiesto attraverso il suo ambasciatore alle Nazioni Unite che la ricostruzione di Gaza fosse affidata completamente all’Onu e a entità private scollegate da Hamas (il che escludeva tutte le ONG presenti a Gaza). Ma a causa della insistenza del Consiglio di Sicurezza e della urgente necessità di ricostruire velocemente le case distrutte, ha accettato il piano di ricostruzione proposto dall’Onu. Questo purtroppo però non mette affatto al sicuro dal rischio che sia Hamas a gestire il tutto coperto dalla promessa della ANP che la gestione dei fondi e dei materiali sarebbe sotto la sua supervisione. E’ un trucchetto già visto più volte in passato che in Israele ha sollevato qualche malumore. E, per dirla tutta, non è che i malumori siano del tutto ingiustificati. La storia ha insegnato che Hamas ha saputo sempre sfruttare egregiamente i cosiddetti “aiuti umanitari” per riarmarsi e per costruire i tunnel del terrore e non vediamo come questa volta possa essere diverso dalle precedenti. E’ una favola già vista, trita e ritrita, una favola coperta e legalizzata dalla firma dell’Onu che non porterà altro che guai.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Noemi Cabitza

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