La festa delle donne al tempo delle “olgettine”

Oggi ricorre il centenario di quell’otto marzo 1911 quando 146 donne persero la vita nell’incendio della fabbrica “Cotton” di New York che diede il via ad una lotta per la rivendicazione dei Diritti delle donne che ancora oggi continua. In tutto il modo oggi si festeggia quella ricorrenza e si rivendicano quei Diritti ancora negati. Ma in Italia la ricorrenza ha un sapore diverso, persino beffardo.

Come non ricordare oggi tutte quelle donne che nel mondo lottano, spesso a prezzo della loro vita, per i Diritti negati, per avere pari dignità o semplicemente per il loro Diritto a vivere? Come non ricordare le martiri della “Cotton” di New York, tra le quali almeno 39 italiane, che diedero la vita per pochi centesimi di dollaro al giorno? Come non ricordare, oggi, tutte quelle donne costrette a lavorare per pochi euro al giorno? E allora, come non fare un paragone con quello che emerge ogni giorno dalle intercettazioni delle signorine dell’Olgettina? Come non accorgersi di quegli squali affamati di denaro che emergono dai colloqui intercettati e che parlano di migliaia di euro come fossero bruscolini?

Siamo a questo? Siamo al paradosso dove ci sono milioni di donne che lavorano dignitosamente per pochi spiccioli e, al contrario, ci sono donne che svendono la loro dignità in cambio di denaro e favori? Mi si dirà che questo è sempre esistito e che sempre esisterà. E’ vero, il mestiere più vecchio del mondo è basato proprio sulla vendita della propria dignità in cambio di denaro. Ma in un momento in cui il Paese vive una crisi senza precedenti, in un momento in cui la donna si deve sobbarcare il peso della famiglia, dei figli e deve lottare per mantenere almeno i Diritti fino ad oggi acquisiti (aborto, parità di Diritti ecc. ecc.) sapere che ci sono giovani ragazze che vendono se stesse per cifre da capogiro, spesso spinte da genitori e fidanzati, non può non scatenare una reazione tra le donne che ogni giorno lavorano duro per continuare ad esistere e persino tra quelle rappresentanti del mestiere più vecchio del mondo che vorrebbero almeno qualche riconoscimento legale della loro professione.

Attenti, la mia non è invidia per le cifre percepite da queste ragazze, sono sicura che i soliti peones si affretteranno a dire questo. No, provo un sano e sincero senso di pena per quelle ragazze. Stimo molto di più la “Carlina” che da anni, tutte le sere e con qualsiasi tempo, si prostituisce nella zona industriale di Rimini, sempre in competizione con le giovani donne dell’est o con le cinesi che si vendono per pochi euro. Ma la Carlina conosce il proprio limite, sa che cosa fa e sa benissimo che vendere il proprio corpo per pochi euro non la porterà certo in Parlamento. Insomma, sa di essere una puttana, una dignitosa puttana che non cercherà mai di essere qualcos’altro. Suo padre non saprà mai come si guadagna da vivere.

Invece a leggere le intercettazioni delle telefonate tra le “olgettine” e i loro genitori il quadro che emerge è sconvolgente. Madri e padri che spingono quelle ragazze in mano al drago pur di ottenere favori, visibilità o posti politici. Fa sinceramente vomitare. Chissà cosa direbbero se le loro figlie andassero a battere nella zona industriale di Rimini. Chissà se le spingerebbero a fare più clienti come fanno i magnaccia. E’ questo che mi sconvolge, non il fatto che giovani ragazze si vendano a un vecchietto. Non sono così ipocrita da non ammettere che questo è sempre avvenuto.

Ecco, oggi vorrei per un momento riflettere su questo fatto, vorrei riflettere sul perché un genitore possa spingere la propria figlia a vendersi, a buttare nel fosso qualsiasi tipo di dignità e di amor proprio. E poi vorrei riflettere su tutto il resto del mondo femminile, su quelle donne che non venderanno mai se stesse per soldi o per favori, su quelle madri che piuttosto che spingere una figlia a vendersi si venderebbero loro stesse, donne con un minimo di dignità che anche nella peggiore delle ipotesi mantengono sempre il senso del degno e dell’indegno, il senso del sano e il senso dello schifo.

Come ogni anno, almeno per un giorno, la festa delle donne ci porta a riflettere sui Diritti al femminile e come certi Diritti che noi diamo per scontati in alcune parti del mondo siano ancora una conquista. Quest’anno la riflessione deve però andare anche a quei genitori che con tanta perizia spingono le proprie figlie nelle braccia del drago e se tutto questo è moralmente accettabile da tutte quelle mamme normali che ogni giorno si battono perché le proprie figlie non debbano mai fare una cosa del genere.  La festa delle donne nell’era delle “olgettine” deve essere anche questo.

Bianca B.

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