La grande fuga della Lega e la sconfitta senza appello di Bossi

«Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare». Questo sembra essere il motto preferito dai leghisti che vanno vantandosi di “avercelo duro”. Peccato che, come sempre, dopo aver combinato ogni tipo di guai e aver imbambolato centinaia di valligiani con promesse al fulmicotone (come il federalismo e gli inutili ministeri al nord), i leghisti dimostrano di avercelo piuttosto moscio.

Un esempio per tutti è la precipitosa fuga leghista dai loro doveri di fronte ad una crisi non solo economica ma anche morale e politica, che sta colpendo l’Italia. L’atteggiamento leghista, dopo aver avvallato ogni capriccio berlusconiano compreso sancire che Ruby era la nipote di Mubarak, di non sostenere il Governo Monti incaricato di mettere una toppa ai danni provocati dal Governo Berlusconi-Bossi-Scilipoti , è davvero sintomatico della nullità politica della Lega Nord, bravissima a promettere cavolate ai valligiani di Pontida ma incapace di portare  casa un solo risultato utile in quasi 17 anni di governo.

Chiunque con un minimo di intelletto vedrebbe in questo un clamoroso fallimento della politica leghista e del suo leader incontrastato, Umberto Bossi, che a parte ammiccare e accettare le leggi ad personam di Berlusconi, non ha fatto assolutamente niente per il nord e non ha mantenuto una sola delle promesse fatte a più riprese ai suoi elettori.

Intendiamoci, non che ci si aspettasse qualcosa di diverso dalla politica leghista, molto populista e poco efficace al lato pratico, con una leadership che a parte Roberto Maroni, evidenzia un tasso intellettivo davvero basso, una politica valida magari nelle sperdute valli del nord dove a malapena arriva RAI 1 ma poco efficace laddove la gente ha accesso alla libera informazione e dove le magagne della Lega emergono tutte nella loro evidenza.

A sancire il fallimento leghista paradossalmente è proprio la Lega che con il suo irresponsabile comportamento evidenzia come la sua presenza nel governo romano sia stata ed è tuttora del tutto inutile o al limite utile solo a garantire ai leader leghisti quei privilegi che con tanto fervore criticano nei comizi valligiani per poi goderseli appieno a Roma.

Tant’è, questo è quello che offre la Lega Nord di oggi, un nuvolo di promesse ma zero fatti. Qualcuno aveva sperato in un cambio al vertice e a una trasformazione del partito in qualcosa di concreto, magari con l’avvento di Roberto Maroni. Beh, a quanto pare il “Cerchio Magico” ha vinto anche questa volta. Non è servita l’evidenza dei fatti che dice che tutta la politica di Bossi è stata assolutamente fallimentare in questi quasi 18 anni che i padani sono stati al Governo con Berlusconi. Ora i pasdaran del partito si coagulano attorno al vecchio bugiardo per garantirne ancora una inutile evoluzione che si trasforma in una fuga precipitosa, come quello che lancia il sasso e nasconde la mano, ben lungi da quello che un qualsiasi partito serio, a prescindere dalla ideologia, dovrebbe fare. Chissà, forse per vedere un vero partito ci toccherà aspettare l’avvento del Trota, ma onestamente credo che le barzellette (per quanto costose per la comunità) siano fatte solo per far ridere e ora con la Lega c’è solo da piangere.

Carlotta Visentin

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