Middle East

La Jihad dei palestinesi: menzogne e antisemitismo mix perfetto

La Jihad dei palestinesi che in tanti amano romanticamente chiamare “intifada” è supportata dalla gran parte dei palestinesi. A dircelo è un sondaggio del Palestinian Center for Policy and Survey Research (PSR) che ci restituisce un quadro a dir poco desolante aggravato da alcune dichiarazioni di Abu Mazen che, in chiara difficoltà, non esita per l’ennesima volta a soffiare sul fuoco della violenza, il tutto con il complice silenzio dell’Europa e l’approvazione degli odiatori.

Il sondaggio

Secondo il Palestinian Center for Policy and Survey Research (PSR) il 67% dei palestinesi approva gli attacchi con i coltelli contro i civili israeliani mentre il 66% degli intervistati sostiene una “intifada armata” e pensa che gioverebbe alla causa palestinese in quanto non crede più ai negoziati. Sempre il sondaggio del PSR rivela che solo il 45% dei palestinesi crede nella soluzione dei due Stati mentre il 65% ritiene che non sia più fattibile a causa dell’espansione degli insediamenti. Il 90% ritiene che Israele non abbia rispettato gli accordi di Oslo. Di questi il 68% pensa che l’Autorità Nazionale Palestinese dovrebbe ritirarsi da tali accordi. Più della metà dei palestinesi (il 52%) pensa che con l’abbandono degli accordi di Oslo Israele sarà costretto a tornare al tavolo delle trattative mentre il 37% ritiene che ritirandosi dagli accordi di Oslo Israele sarà costretto a tornare ad amministrare i territori palestinesi (ma non è chiaro se ne sono contenti). Infine, il 65% dei palestinesi vorrebbe le dimissioni di Abu Mazen e nuove elezioni.

Clima di odio alimentato da Abu Mazen e dagli odiatori

Sempre più pressato dalla perdita di consenso, ieri Abu Mazen è tornato a dire che gli attentati contro i civili israeliani sono una «rivolta popolare giustificata» scatenando le immediate reazioni da parte israeliana. Ma quello che appare più evidente è il castello di menzogne su cui si basa la Jihad palestinese a partire proprio dal pensiero che gli accordi di Oslo siano falliti per colpa di Israele. I media palestinesi e quelli degli odiatori si sono ben guardati dal riferire l’importante ammissione da parte di Abu Mazen di aver rifiutato uno Stato palestinese e l’offerta di pace, una ammissione che dimostra in modo palese che non solo sono stati i palestinesi a far fallire gli accordi di Oslo, ma che ai palestinesi non è mai interessato costruire un proprio Stato indipendente ma che il loro obbiettivo è la cancellazione di Israele. A questo di aggiunge una incredibile e vergognosa campagna di menzogne portata avanti dagli odiatori occidentali, ultima arrivata in ordine di tempo la deputata del PD Giuditta Pini che con un grottesco tentativo di mettersi in mostra è andata a inventarsi di sana pianta una notizia che non trova nessun riscontro nemmeno nei più accaniti media palestinesi. Di queste notizie false ne girano a centinaia ogni giorno ma che a inventarle di sana pianta e a pubblicarle sia un deputato della Repubblica Italiana segna un salto di qualità del vasto movimento degli odiatori.

Silenzio sui miliardi di aiuti ai palestinesi spariti nel nulla

La frase che gli odiatori amano usare più spesso è quella che recita “i palestinesi sono spinti dalla disperazione”. La cosa curiosa è che nessuno si chiede da cosa derivi questa disperazione palestinese, danno tutti per contato che sia colpa di Israele. In realtà il malcontento palestinese (più che disperazione) deriva in larga parte dalle condizioni di povertà ed ignoranza in cui sono costretti a vivere. La totale mancanza di sviluppo, nonostante le centinaia di miliardi di dollari elargiti alla Palestina dalla comunità internazionale, spinge molti giovani palestinesi a non vedere alcun futuro. Non è quindi la cosiddetta “occupazione israeliana” o la costruzione di poche colonie a negare le prospettive di un futuro ai palestinesi, ma è la totale assenza di ogni forma di sviluppo. Abbiamo già parlato dei miliardi di dollari sparti letteralmente nel nulla, come abbiamo cercato di far luce sul perché nonostante i miliardi elargiti non esista in Palestina un serio programma di sviluppo. Ma quando si va a toccare il business palestinese ci si scontra contro un muro di gomma e di omertà. Sono troppi gli interessi economici, politici e ideologici dietro alla cosiddetta “Palestina” e per mantenere intatti quegli interessi la via più facile e breve è quella di alimentare l’odio anti-israeliano e, soprattutto, tacere sui veri motivi del disagio palestinese. Il silenzio sui veri motivi della situazione palestinese, l’invenzione sistematica di menzogne volte ad alimentare l’odio unita a una buona dose di antisemitismo diventa quindi il mix perfetto per fare in modo che la situazione rimanga com’è o addirittura peggiori. L’importante per mantenere attivo il proficuo business palestinese è che di queste cose non se ne parli. Meglio fare come Giuditta Pini e non perdere l’abitudine di alimentare odio. E’ più redditizio sia politicamente che a livello di portafoglio.

Scritto da Maurizia De Groot Vos

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