La Lega Araba non trova un accordo sulla Siria

Avrebbero dovuto trovare una soluzione soddisfacente per risolvere il gravissimo problema della Siria, ma è stato tutto vano. La Lega Araba, riunita oggi al Cairo, non ha trovato un accordo che potesse da un lato condannare la durissima repressione del regime siriano sui manifestanti, dall’altro aprire uno spiraglio per Bashar Assad.

Alcuni Paesi del Golfo (Arabia Saudita e EAU in testa) avevano proposto una linea dura da tenere con il regime siriano dopo che Assad non ha mantenuto le promesse di ritirare i militari dalle città assediate e di liberare i prigionieri politici. Anche ieri nella città di Hama ci sono stati almeno venti morti. Il 2 novembre il regime siriano aveva promesso alla Lega Araba di ritirarsi dalle città assediate e di liberare molti dei prigionieri politici detenuti nelle carceri siriane.

L’Arabia Saudita, appoggiata da EAU, Qatar, Oman e Bahrain, ha proposto così di sospendere la Siria dalla Lega Araba, ma ha trovato la tenace contrapposizione di Yemen, Algeria e Libano i quali sostengono la linea di Assad secondo la quale i manifestanti sono “terroristi fomentati e armati dall’estero”.

Si calcola che dall’inizio della rivolta in Siria, il regime abbia ucciso almeno 3.500 manifestanti e incarcerato decine di migliaia di dissidenti. Ogni giorno vengono massacrati decine di manifestanti, in particolare il venerdì dopo la preghiera quando i dissidenti scendono in piazza per chiedere più libertà e Diritti. Il regime siriano è appoggiato apertamente dall’Iran del quale è il maggiore alleato regionale. Voci di dissidenti parlano di Guardiani della Rivoluzione iraniana impegnati direttamente nella repressione in Siria.

Secondo Protocollo Israel

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