La Turchia come nuova guida del mondo islamico, la retorica islamica come unica linea politica per i cosiddetti «musulmani moderati». Su questi due punti ci dobbiamo concentrare per capire cosa sta facendo Erdogan e a cosa sta puntando il sultano turco.

Partiamo proprio dalla retorica islamica prendendo spunto da un editoriale di Fahrettin Altun apparso sul sempre più influente e seguito Daily Sabah. Già il titolo è tutto un programma: “The global war on islam”. E l’incipit dell’editoriale non è da meno:

Il tentativo di colpo di Stato del 15 luglio in Turchia può essere descritto come un’operazione fatta come parte della guerra globale all’Islam

in due righe si cerca di far passare il messaggio che si sia tentato di destituire Erdogan al solo scopo di danneggiare l’islam e allo stesso tempo si tenta di elevare lo stesso Erdogan a difensore del mondo islamico. E’ davvero una interpretazione originale ma che torva ampio seguito sia in Turchia che nel mondo islamico legato alla Fratellanza Musulmana. Il resto dell’editoriale è un concentrato di retorica islamica. La lotta del sultano contro chi vuole distruggere l’islam, la vittoria delle Turchia sulle forze del male e via dicendo, il tutto condito da una serie di rimandi storici letti chiaramente in chiave islamica.

La retorica che troviamo portata ai massimi livelli sul Daily Sabah la possiamo ritrovare anche su altri organi di stampa turchi controllati da Erdogan ma anche sulla stampa legata in qualche modo alla Fratellanza Musulmana. La Turchia come guida di tutto il mondo islamico (compreso quello sciita) è il messaggio che si vuol mandare, l’islam nella sua interezza sotto attacco globale è il secondo messaggio che si tenta di far passare, un messaggio pericoloso perché tende ad esacerbare gli animi dei musulmani e in qualche modo anche a ribaltare la frittata visto che fino ad oggi, fino a prova contraria, è l’islam ad attaccare l’occidente con attentati e dichiarazioni bellicose ed è sempre nel mondo islamico che si sviluppano i maggiori conflitti che stanno insanguinando il Medio Oriente.

Se analizziamo con attenzione gli ultimi mesi della politica di Erdogan, specialmente quelli successivi al tentato golpetto del luglio 2016, possiamo notare proprio una terribile escalation della retorica islamica volta ad elevare il sultano turco al ruolo di guida del mondo musulmano. E’ una linea che non riguarda solo la Turchia ma anche l’Europa e la galassia di sigle che ruota attorno alla Fratellanza Musulmana. Vi basti guardare le prese di posizione a favore di Erdogan e della sua politica repressiva da vero e proprio regime adottate dalla comunità islamica italiana. La Turchia viene presa dai fondatori della Assemblea Costituente Islamica come esempio di “Governo islamico moderato” da trasferire in Europa, come qualcosa che funge da base per tutta la politica musulmana in Italia e in Europa (io cito l’Italia perché è quello che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi ma la stessa cosa sta avvenendo in Germania, in Francia, in Gran Bretagna e in altri Paesi europei).

Questo è qualcosa di estremamente pericoloso ed è indicativo del futuro che immaginano i musulmani per l’Europa. Se Erdogan viene preso come esempio di leadership dai cosiddetti “musulmani moderati” non c’è di che stare tranquilli e francamente risulta strano che in Europa nessuno osi contestare questa linea lasciando che i cosiddetti “musulmani moderati” lavorino tranquillamente alla creazione di un “sistema turco” nel cuore delle democrazie europee.

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Se la Turchia di Erdogan è il riferimento dei musulmani moderati

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