Le schiave del sesso Yezidi nelle mani del ISIS. Decine di suicidi

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Una telefonata rubata, fatta in maniera fortuita da una ragazza Yezidi alla agenzia curda Rudaw, ci rivela il terribile dramma delle ragazze Yezidi e cristiane finite nelle mani del ISIS, trasformate in chiave del sesso o letteralmente vendute al mercato degli schiavi come si faceva nel medio evo.

La telefonata è drammatica. Ogni giorno i terroristi del ISIS vanno nelle prigioni dove sono detenute le ragazze e scelgono le più belle da donare ai loro emiri o ai loro capi. Lo fanno tre o quattro volte al giorno mentre le ragazze implorano i loro aguzzini di ucciderle per mettere fine a quella tortura. Sono decine le ragazze che si sono suicidate per non soccombere a questa crudeltà.

La telefonata parte da una prigione vicino alla zona di Baaji dove ci sono circa 200 ragazze e la realtà raccontata dalla ragazza alla agenzia Rudaw è davvero drammatica. La ragazza racconta come i terroristi del ISIS hanno fatto un vero e proprio rastrellamento della popolazione, poi hanno diviso le donne dagli uomini e dai bambini. Le ragazze sono state portate in questa prigione nella zona di Baaji per essere destinate ai “piaceri” degli emiri e dei combattenti. La ragazza tra le lacrime parla di diversi suicidi e racconta di una ragazza che si è impiccata con il suo foulard.

Appresa la notizia Rights Reporter ha contattato l’agenzia Rudaw per avere maggiori chiarimenti in merito alla vicenda e soprattutto per avere un quadro preciso della situazione. Oltre a confermarci la telefonata gli amici di Rudaw ci dipingono un quadro davvero drammatico della situazione. Ci sono decine di testimonianza che parlano di immani stragi ma soprattutto che confermano che centinaia di donne Yezidi, cristiane e persino sciite sono in mano dei terroristi del ISIS e che vengono usate come schiave del sesso o vendute al mercato degli schiavi. In molti casi si tratta di ragazzine poco più che bambine. Alcune, le più belle, sarebbero state portate in Siria nella zona controllata dal ISIS per essere “donate” ai capi e agli emiri del gruppo terrorista. Si parla di decine e decine di suicidi, donne che hanno preferito togliersi la vita piuttosto che subire questa umiliazione. Ci raccontano anche che la telefonata della ragazza ha fatto letteralmente accapponare la pelle tanto era drammatica.

In Kurdistan si chiedono come sia possibile che nel 21esimo secolo il mondo cosiddetto “civile” permetta a un gruppo come l’ISIS di far sprofondare nel medio evo una regione vastissima come quella del califfato dell’Iraq e del Levante e come sia possibile che i difensori dei Diritti Umani e movimenti femministi occidentali stiano sostanzialmente in silenzio di fronte a quanto sta avvenendo nel nord dell’Iraq. Non se lo spiegano, sono stupiti persino che un “media” occidentale li contatti visto che nessuno lo fa nonostante loro siano in primissima linea.

E come dargli torto? Per fortuna poi che non sanno che in occidente ci sono politici di importanti partiti che vanno cianciando di trattare con i terroristi del ISIS, di portargli rispetto, perché altrimenti altro che stupore.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Paola P.

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