Le mani di Putin sul Medio Oriente

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La politica di Putin a livello globale non è mai stata così aggressiva come lo è in questo momento. A parte le note vicende in Ucraina che hanno dimostrato come il Presidente russo stia approfittando della grandissima debolezza americana, è il Medio Oriente a segnalare come il Cremlino stia veramente cercando di cambiare gli equilibri geopolitici dell’area più calda del mondo.

In pochi mesi Putin ha quasi escluso gli Stati Uniti da qualsiasi area di influenza in Medio Oriente, o meglio, ha sapientemente approfittato della suicida politica di Obama nella regione riuscendo a ballare con tutti, dagli sciiti in Iran ai sunniti egiziani passando per i regimi del Golfo. E ora punta dritto a proporsi come negoziatore tra Israele e palestinesi al posto dell’inetto John Kerry.

Ricapitolando in poche righe quello che Putin sta facendo in Medio Oriente:

1 – ha concluso con l’Egitto un contratto milionario per la fornitura di armi dopo che Obama aveva tentennato sull’appoggio al nuovo governo egiziano preferendo appoggiare la Fratellanza Musulmana

2 – si è messo letteralmente di traverso contro un possibile intervento americano in Siria facendo fare a Obama la figura del vigliacco

3 – ha concluso con l’Iran un accordo per la fornitura di non ben specificate “merci” in cambio di petrolio

4 – sta per consegnare sempre all’Iran i missili S-300 dopo che per due anni aveva congelato la fornitura già pagata dagli Ayatollah

5 – ha continuato imperterrito a fornire armi e assistenza militare alla Siria nonostante l’embargo dell’Onu e nel contempo, in maniera non ufficiale, assiste Hezbollah attraverso una rete di società formate da ex militari russi (pubblicheremo molto presto un dettagliato rapporto su questo nuovo aspetto)

6 – si è proposto come negoziatore tra Israele e palestinesi al posto del Segretario americano John Kerry dopo che lo stesso Kerry aveva minacciato di ritirarsi dai colloqui

A tutto questo si aggiunge un continuo trattare sottobanco con alcuni dei maggiori regimi del Golfo, dall’Arabia Saudita al Qatar passando per gli Emirati Arabi Uniti con un esercizio di equilibrismo diplomatico davvero notevole considerando che è il maggiore alleato dell’Iran. E non da meno si comporta in Nord Africa dove non lesina accordi commerciali con i nuovi governi di Libia e Tunisia senza tralasciare di appoggiare l’Algeria nel conflitto a bassa intensità ma potenzialmente esplosivo del Shael dove è coinvolto anche il Marocco appoggiato dagli USA.

Insomma, è un Putin a tutto campo che sta approfittando spudoratamente della inettitudine del Presidente americano, Barack Obama, e di quell’inutile elemento che è John Kerry.

Purtroppo il considerevole aumento di peso della Russia di Putin in Medio Oriente (ma anche in Nord Africa, in Asia e in Iraq) non è una buona notizia né per l’occidente né per l’unica democrazia mediorientale, cioè Israele. L’influenza di Putin sui peggiori regimi della regione non può che portare guai in quella che è senza dubbio l’area più instabile del mondo, una influenza che si sta allargando a macchia d’olio anche verso quegli stati più moderati che in qualche modo hanno garantito fino ad oggi un minimo di equilibrio.

E Obama cosa fa? Assiste inerte alla politica espansiva di Putin, quasi paralizzato dalla paura  ancora convinto che la sua politica estera sia la risposta all’espansionismo russo quando invece ne è la causa.

Scritto da Noemi Cabitza

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