Le mani iraniane sulla Palestina

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Chi non vede quello che sta accadendo in Palestina è cieco oppure è semplicemente in malafede. Da sempre la Palestina è l’arma principale degli arabi contro Israele. Non potendo battere lo Stato Ebraico sul piano militare la Palestina è sempre stata l’ariete di sfondamento per danneggiare Israele.

Ma di recente le cose erano un po’ cambiate. Moltissimi Stati arabi, a partire dal più importante, l’Arabia Saudita, si erano resi conto che ormai la Palestina era un’arma spuntata. Centinaia di milioni di dollari, miliardi, spariti letteralmente nel nulla, una dirigenza palestinese ancorata al mito corrotto di Arafat, quel continuo rifiuto a qualsiasi compromesso con Israele per formare uno Stato palestinese hanno corroso il decennale supporto incondizionato degli arabi e soprattutto della opinione pubblica araba, da sempre schifata dai palestinesi ma che li sopportava solo per la loro utilità nella lotta contro Israele. Diminuito, quasi cancellato, il supporto ad Hamas. Diminuiti dell’80% i finanziamenti alla ANP. Gli Stati arabi stavano trattando neppure tanto segretamente con Israele su molti punti, dalla ricostruzione di Gaza allo sviluppo della Palestina. Ormai i vecchi nemici si parlavano perché si rendevano conto che i veri nemici erano altri, l’Iran nucleare prima di tutto e poi il Daesh. Non c’era più tempo per i giochini con la Palestina.

Abu Mazen non l’ha presa bene e ha commesso forse l’errore più grosso che poteva commettere, quello di cercare una sponda nell’Iran. Da mesi lo Shin Bet segnala una infiltrazione di Hezbollah e della Jihad Islamica in Cisgiordania. La ANP ha lasciato semplicemente fare, non ha mosso un dito credendo che comunque sarebbe riuscita a controllare il fenomeno. Solo che gli iraniani quando fanno le cose le fanno per bene e hanno saputo infiltrarsi in maniera profonda, hanno sapientemente usato il malcontento della popolazione e dei giovani nei confronti della ANP e persino di Hamas facendo leva, come sempre, sull’odio verso Israele. Li hanno convinti che la Palestina stava per essere venduta, che Gerusalemme venisse “giudeizzata”, che Israele si sarebbe preso tutto. E’ un lavoro che va avanti da mesi e mesi, un lavoro certosino e sapiente che ha toccato i vertici della ANP prima ancora che toccare quelli di Hamas. L’Iran, esattamente come la ANP di Abu Mazen, ha enormi interessi affinché la questione palestinese rimanga perennemente attiva e quegli accordi tra gli arabi e Israele che si stavano raggiungendo erano un pericolo serio per Teheran perché avrebbero permesso a Israele di concentrarsi su quello che è senza dubbio il pericolo maggiore per lo Stato Ebraico, gli Hezbollah libanesi e soprattutto gli iraniani sul Golan. Chiaro che non potevano permetterlo. Ma non lo potevano fare senza un supporto della ANP che solo oggi comincia a capire quello che ha fatto e cerca di smorzare le tensioni, senza riuscirvi.

Ufficialmente Hamas supporta la Jihad palestinese, non può fare altrimenti, ma ufficiosamente cerca di non esacerbare gli animi. I razzi che partono da Gaza verso il sud di Israele (due anche questa notte) sono lanciati dalla Jihad Islamica o da altri gruppi salafiti che cercano di fare di tutto per provocare la reazione israeliana e buttare tutto all’aria. E ci stanno riuscendo perché la pazienza israeliana è davvero al limite. Ma contemporaneamente proprio Hamas cerca di fare pulizia in casa propria cercando le cellule salafite e della Jihad Islamica per eliminarle. Lo so, è un gran casino, ma questo è il Medio Oriente, un gran casino dove nulla è mai come appare.

E in questo casino gli unici che veramente ci stanno allegramente sguazzando sono gli iraniani che cavalcano la Jihad palestinese e il parziale silenzio (interessato) del mondo arabo sugli scontri nella West Bank. Paradossalmente ne parlano più i media europei che quelli arabi. Certo, ci sono le solite inverosimili dichiarazioni della Lega Araba, ma quelle sono il naturale contorno a uso e consumo dell’opinione pubblica araba. Ma sotto sotto nessuno voleva adesso la Jihad palestinese o, come la chiamano i romantici, l’intifada. Solo l’Iran è veramente interessato a che la situazione precipiti. E Abu Mazen se ne è accorto troppo tardi.

Scritto da Adrian Niscemi

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