Le primavere arabe iniziano solo ora. Quelle possibili e quelle impossibili

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Le primavere arabe forse iniziano solo ora, con almeno due anni di ritardo da quando con molta (troppa) fretta si era iniziato ad attribuire questo appellativo a quello che in effetti era l’avvento dell’islam integralista.

A farci ben sperare sono due fatti che interessano due dei primi stati che diedero il via alle cosiddette primavere arabe, la Tunisia e l’Egitto.

Il primo fatto è l’approvazione della nuova Costituzione in Tunisia dove, dopo una lunga battaglia politica, l’islam è stato tolto dall’art.1 che in pratica sanciva la religione islamica come religione di Stato e rendeva la Tunisia uno Stato islamico basato sulla Sharia. La nuova Costituzione tutto questo non lo prevede, anzi, anche se l’Art. 1 recita ancora che «la Tunisia è uno stato indipendente e sovrano. L’Islam è la religione, l’arabo la sua lingua e la repubblica il suo sistema» che potrebbe dare adito a dubbi, l’art. 6 introdotto dopo una lunga battaglia contro gli islamisti del partito Ennahda recita che «lo Stato deve proteggere la religione, garantire la libertà di credo e di coscienza, tute le pratiche religiose, garantire l’imparzialità delle moschee e che i luoghi di culto siano lontani da strumentalizzazioni di parte. Lo Stato deve impegnarsi a diffondere i valori della moderazione e della tolleranza, prevenire gli attacchi legati all’intolleranza religiosa, così come deve impegnarsi a prevenire l’appellativo di takfeer [chiamare qualcuno un infedele] e l’incitamento all’odio e alla violenza nei loro confronti». Non è proprio il massimo ma è per il momento il miglior compromesso possibile, almeno per ora.

Un passo avanti ancora più significativo lo ha fatto invece l’Egitto che dopo essersi liberato del regime islamico di Mohamed Morsi,  non solo nella nuova Costituzione vieta totalmente i partiti religiosi e mette fuori legge la Fratellanza Musulmana, ma a livello di vita pubblica arriva a quello che fino a pochi mesi fa era semplicemente impensabile, critica l’islam integralista e apre a Israele, il tutto con un ampio consenso popolare.

E’ logico che vorremmo che tutti gli Stati arabi e musulmani seguissero l’esempio dell’Egitto, che si ribellassero agli estremismi islamici e che finalmente prendano la strada della democrazia reale e laica ma, come la storia ci insegna, per fare tutto questo ci vuole tempo e, possibilmente, nessuna intromissione esterna che sostenga l’islam integralista o quello che gli idioti di Washington chiamano “l’islam politico”.

Le altre possibili primavere arabe

Ma tunisini ed egiziani non sono gli unici ad aver aperto gli occhi e a rendersi conto che il loro futuro non può essere messo in mano agli integralisti islamici. Qualche barlume di speranza la vediamo in Turchia dove il Califfo Erdogan ha riportato il Paese a livelli medioevali, almeno per quanto riguarda la religione, ma dove i giovani iniziano a ribellarsi. Buone speranze che gli integralisti islamici vengano tenuti lontani dal potere ci sono in Giordania e in Marocco. In questi tre paesi i movimenti laici stanno lavorando costantemente per prendere spazio all’islam.

Le primavere impossibili

Di contro abbiamo alcuni Paesi dove le possibili primavere arabe sono diventate praticamente impossibili. Il principale Paese, che non è nemmeno arabo, è l’Iran. La cosa incredibile è che è stata la politica internazionale a impedire la caduta del regime islamico degli Ayatollah. Prima quando ha lasciato soli i giovani iraniani durante la cosiddetta “rivoluzione verde”, poi attribuendo impropriamente e frettolosamente al nuovo Presidente iraniano, Hassan Rohani, l’appellativo di moderato. E’ incredibile che un miglioramento delle condizioni in Iran venga affidato a un vecchio Ayatollah che risponde direttamente a Khamenei e alle regole della rivoluzione islamica iraniana. Ebbene, la politica internazionale è riuscita in questa impossibile impresa, innalzare un Ayatollah di vecchio stampo all’improbabile rango di riformista. Impossibile qualsiasi primavera anche in Libano, in mano a Hezbollah, in Siria e in Libia ormai allo sbando e nelle mani degli integralisti salafiti. Impossibile qualsiasi primavera anche a Gaza, in mano ad Hamas, e in Cisgiordania, nelle mani dei più grandi corrotti del pianeta, la ANP.

Tutto sommato, dopo aver creduto di aver perso Tunisia, Egitto, Libia e Siria, dopo aver rischiato di perdere il Marocco e la Giordania a favore dell’islam integralista, questo ravvedimento operoso in alcuni degli Stati protagonisti delle primavere arabe ci fa ben sperare. Soprattutto ci fa sperare che finalmente qualcuno abbia il coraggio di dire che l’Islam è fermo a 800 anni fa e che è arrivato il momento di cambiare (lo ha fatto con molto coraggio Al-Sisi). Intendiamoci, sappiamo che la strada è molto in salita e piena di ostacoli, ma se dobbiamo parlare di un vero inizio delle primavere arabe forse lo possiamo fare solo ora, forse.

Adrian Niscemi

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