Le stragi annunciate di Palmyra e Ramadi. E Obama arma gli sciiti

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La caduta di Ramadi in Iraq e di Palmyra in Siria sono due grossi colpi per lo Stato Islamico. Ora controllano circa la metà del territorio siriano e buona parte del nord Iraq dove gli unici a reggere l’urto delle milizie del califfo sono gli indomabili curdi, nonostante siano poco e malamente armati dall’occidente.

Molte fonti parlano di immani stragi sia a Palmyra che a Ramadi, di esecuzioni di massa, di caccia ai poliziotti casa per casa, di violenze inaudite. Ma parliamoci chiaro, la caduta delle due città era ampiamente prevista. E la scusa accampata da Obama sulla caduta di Ramadi, quella che una tempesta di sabbia avrebbe impedito i raid aerei, è solo una cavolata. Ormai è chiaro che lo Stato Islamico non si combatte solo con i raid aerei ma serve sporcarsi i piedi sul terreno. Eppure, nonostante tutto questo, si continua a non fornire gli armamenti necessari alle forze curde, cioè le uniche che veramente contrastano efficacemente l’ISIS sul terreno. Obama ieri ha annunciato l’invio di mille razzi anticarro alle forze irachene, armi che probabilmente finiranno in mano alle milizie sciite che poi tanto meglio dell’ISIS non sono. Non sarebbe meglio armare i curdi? Ma sia il Governo iracheno che quello turco (specie Ankara) si oppongono fermamente a questa eventualità.

Ormai anche i più convinti sostenitori di Obama negli Stati Uniti si rendono conto che la strategia del Presidente non funziona (è rimasta solo la Botteri a difendere Obama qualsiasi cosa faccia e dica) e le critiche si levano da ogni parte. Obama ammette solo parzialmente che la sua strategia è sbagliata ma nel cercare di correre ai ripari probabilmente fa ancora più danni armando indirettamente le milizie sciite che dipendono da Teheran. Probabilmente quei missili anticarro ce li ritroveremo nelle mani di Hezbollah invece che a combattere l’ISIS.

Intanto il califfato cresce, sia militarmente che economicamente. Ormai la disponibilità di denaro nelle mani dello Stato Islamico è illimitata grazie al petrolio e al gas iracheno e siriano. Le banche turche fanno affari d’oro con il riciclaggio del denaro del califfato mentre il mercato nero prospera lungo i confini tra Stato Islamico e Turchia. Anche questo è un punto che prima o poi si dovrà affrontare, quello cioè della complicità attiva della Turchia con l’ISIS. Ma sembra che tutti chiudano bellamente gli occhi su quello che sta facendo Erdogan, primo fra tutti proprio Obama. E se la Mogherini invece di andare a perdere tempo in inutili colloqui con Abu Mazen affrontasse il problema della complicità tra Turchia e Stato Islamico forse guadagnerebbe il lauto stipendio che percepisce, o quantomeno servirebbe a qualcosa.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Adrian Niscemi

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