Lega romana (e democristiana)

Tutto come previsto. Il bluff di Pontida si è consumato tra salamelle e vino e come sempre il cane abbaia ma non morde. Bossi ha dato l’ultimatum fasullo a Berlusconi mentre la sua gente si aspettava qualcosa di più. Non certo far cadere il Governo, ma almeno una condanna secca di Berlusconi e la richiesta esplicita di un cambio della premiership.

Invece l’Umberto da Giussano ha semplicemente arringato i valligiani accorsi in massa a Pontida con le solite cosucce: secessione, Padania libera, meno tasse per tutti, ministeri a Milano, stop agli immigrati ecc. ecc. con una piccola variante, una critica a Tremonti che è sembrata più un salvagente a Berlusconi piuttosto che una rottura del patto di ferro con il super Ministro dell’economia.

Tutto questo mentre i padani chiedevano a gran voce che la premiership fosse affidata a Maroni e Berlusconi fosse finalmente messo da parte. Nessuno ha chiesto di far cadere il Governo, ma è indiscutibile che nessuno vuole più questo Premier.

Invece Bossi ha fatto il “romano” o, come l’ha definito Curzio Maltese su Repubblica, il democristiano. Insomma, ha fatto come fanno quei politici che tanto critica, è rimasto appiccicato alla poltrona romana (molto lontana da Pontida) e quindi non ha corso il rischio di sfiduciare apertamente Berlusconi e di chiedere un cambio al vertice del Governo. Che poi era quello che i leghisti si aspettavano.

Ha detto che “la Lega non si prenderà la responsabilità di affondare il paese” ma ha fatto esattamente il contrario dando altro tempo a questo ridicolo Premier che finirà per portare proprio il Paese nell’abisso e con lui la Lega Nord.

Quello che si è visto ieri insomma è un Bossi che parla ai valligiani padani ma agisce da politico romano. Una Lega Romana che non ti immagini con trucchetti politici in perfetto stile democristiano da Prima Repubblica.

Carlotta Visentin

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