Legge bavaglio: un atto intimidatorio e autoritario che mina la democrazia

La salute di una democrazia si valuta in base alla libertà di stampa che vige nel Paese . Questo è uno dei cardini delle garanzie democratiche di qualsiasi nazione del mondo che si definisca “democratica”. Se diamo per buona questa premessa, la democrazia in Italia in questo momento è messa dura prova dal tentativo del Governo Berlusconi di limitare la libertà d’espressione, la libertà d’opinione e la libertà di stampa.

Con un solo colpo si limitano tre Diritti fondamentali (libertà di espressione,di  opinione e di stampa) garantiti non solo dalla nostra Costituzione ma anche e soprattutto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dalla Carta dei Diritti dell’Unione Europea. Un vero atto autoritario che assomiglia tanto al tentativo di instaurare un regime in quella che è una democrazia compiuta.

La cosiddetta “legge bavaglio”, che oltretutto prevede l’arresto per i giornalisti “disobbedienti” è un enorme passo indietro nella storia democratica italiana che ci riporta in un sol colpo all’autoritarismo fascista dove la libertà di stampa, di opinione e di espressione erano fortemente limitate quando non soppresse.

Non vorrei entrare nella perenne disputa tra destra e sinistra italiana anche perché penso che la democrazia non sia un bene di destra o di sinistra ma che sia un bene comune e un patrimonio da difendere a prescindere dallo schieramento politico. Tuttavia è innegabile che questo Governo, nel momento del suo declino e dopo aver governato malissimo per molti anni, sta infliggendo un colpo mortale alla democrazia italiana, qualcosa che inevitabilmente ci riporta indietro di decenni e al bavaglio che Mussolini mise alla stampa libera che lo criticava. Non solo, questa manovra contro la stampa libera ricorda terribilmente quanto contenuto nel cosiddetto “piano di rinascita” della loggia P2, di cui Berlusconi era membro (tessera N. 1816). Queste cose non possono sfuggire al cittadino minimamente attento.

C’è poi un altro paradosso che emerge da questa “manovra anti-stampa libera” che dovrebbe far riflettere i cittadini italiani a prescindere dal loro schieramento politico, cioè quello che, chi cerca di mettere il bavaglio alla stampa libera, sia allo stesso tempo il più grande editore italiano. Come può un fatto del genere non minare il pluralismo dell’informazione, peraltro già fortemente corroso dall’enorme conflitto di interessi  che investe il Premier e le sue TV?

Personalmente penso che il Capo dello Stato, nell’ambito delle sue funzioni costituzionali, non potrà controfirmare una legge che mina fortemente la libertà di stampa, di opinione e di espressione. Ma nel caso catastrofico in cui Napolitano si veda costretto a firmare questa legge liberticida, credo che l’Europa e la Corte Europea dei Diritti Umani possano invalidarla in quanto in netto contrasto con articoli 10 e 11 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Questo in qualche modo mi tranquillizza anche se, è ormai più che evidente, i colpi di coda di questo regime non potranno non lasciare ferita la democrazia del nostro Paese. E’ una situazione davvero bruttissima che spero gli italiani sappiano valutare a prescindere dalle loro idee politiche e che sappiano trovare gli anticorpi a questo autoritarismo emergente.

Franco Londei

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