Libano: Hezbollah accusa Israele degli attentati alle moschee sunnite

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Ieri il Libano è stato scosso dal più sanguinoso attentato terroristico dalla fine della guerra civile. A Tripoli due autobombe hanno seminato morte e disperazione: 45 morti e oltre 500 feriti il bilancio di questo gravissimo attentato terroristico.

Due autobombe sono esplose davanti ad altrettante moschee sunnite nella città di Tripoli. Immediatamente la mente è corsa ad Hezbollah, il movimento sciita legato all’Iran, che appoggia il dittatore siriano, Bashar al-Assad. Secondo tantissimi analisti politici e militari libanesi l’attentato di ieri sarebbe la risposta degli Hezbollah all’autobomba che il 9 luglio scorso colpì il loro quartier generale a Beirut provocando una cinquantina di feriti. Ma Hezbollah nega fermamente e condanna l’attacco terroristico. Anzi, attraverso la sua televisione (Al-Manar) parla di un piano straniero per destabilizzare il Libano e spingerlo verso la guerra civile, un chiaro riferimento a un presunto coinvolgimento di Israele nell’attentato di ieri.

Ma le prove contro Hezbollah sono schiaccianti. Prima di tutto la scelta degli obbiettivi, le moschee di Al-Taqwa e di Al-Salam, la prima guidata dall’Imam salafita Sheikh Salem Rafei, strenuo oppositore di Assad e accusato da Hezbollah di essere dietro all’attentato del 9 luglio, la seconda guidata da Sheikh Bilal Baroudi, un altro Imam salafita in cima alla lista dei nemici di Hezbollah e del dittatore siriano. Poi il tipo di esplosivo usato che secondo le prime indiscrezioni sarebbe un tipo di plastico sintetizzato in Iran molto simile al Semtex da cui deriva.

Sempre Al-Manar nella sua versione in arabo riporta una dichiarazione del capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, secondo il quale i responsabili dell’attentato sarebbero i servizi segreti israeliani che mirano a destabilizzare il Libano accentuando le violenze settarie e le divisioni religiose. Ma nessuno crede alla versione di Hezbollah, nemmeno i più acerrimi nemici di Israele in Libano. Sheikh al-Islam Shahhal, uno dei più influenti predicatori salafiti del Libano notoriamente ostile a Israele, dice che le scuse di Nasrallah sono ridicole e che il leader di Hezbollah nega quello che è più che evidente a tutti, cioè che dietro agli attentati di ieri ci sono gli Hezbollah che stanno cercando di distrarre l’attenzione dei libanesi dal loro coinvolgimento nella guerra in Siria. Ancora più duro l’ex premier libanese, Saad Hariri, che accusa Hezbollah di crimini contro il popolo del Libano e di voler coinvolgere il Paese dei cedri nel conflitto siriano.

Accuse a Hezbollah arrivano da tutto il mondo. Il Presidente francese, Francois Hollande, ha duramente condannato l’attentato e ha chiesto perentoriamente a Hezbollah di ritirarsi dalla Siria minacciando ritorsioni e ammonendo il gruppo terrorista libanese che la Francia non avrebbe permesso a Hezbollah di scatenare una guerra civile in Libano. Dure accuse anche dall’Onu e dagli Stati Uniti. Silenzio invece da Israele che non ha replicato alle assurde accuse di Hassan Nasrallah ma ha ulteriormente rinforzato le difese sul fronte nord temendo provocazioni da parte dei terroristi sciiti legati all’Iran. Una fonte del IDF ha fatto sapere che “Israele non tollererà alcun atto ostile e che è pronto a reagire a qualsiasi provocazione”. Secondo l’intelligence israeliana Hezbollah ha notevolmente aumentato le sue comunicazioni e il movimento di miliziani anche al di sotto della linea rossa delimitata dal fiume Litani.

Sharon Levi

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