Libano in fiamme, diplomazia internazione complice di Hezbollah

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Se la diplomazia internazionale dedicasse un centesimo del tempo che dedica all’inutile causa palestinese alla causa ben più importante del Libano, a quest’ora non avremmo un Paese considerato “la Svizzera del Medio Oriente” sull’orlo del baratro.

L’attentato che ieri ha ucciso l’ex Ministro delle Finanze, Mohammad Shatah, e altre sei persone ha la stessa matrice di quello che uccise Rafik Hariri, cioè Hezbollah. Negare questo è semplicemente ipocrita.

Ma siccome quando si parla di Hezbollah e quindi di Siria indirettamente si parla di Iran, la comunità internazionale è prudente, quasi timorosa. Certo, arrivano condanne verbali ma il gruppo terrorista libanese protetto dalle forze dell’Onu (UNIFIL è questo che sostanzialmente ha fatto e sta facendo) non viene nemmeno menzionato. Non è servita una sentenza del Tribunale Internazionale che individua in Hezbollah i responsabili dell’omicidio di Rafik Hariri e la conseguente emissione di mandati di cattura contro importanti leader del movimento terrorista a far inserire Hezbollah nella lista nera dei gruppi terroristici, inserita solo con una distinzione davvero ridicola tra area politica e area militare. Non è servita nemmeno la prova certa del coinvolgimento di Hezbollah e dell’Iran  nel massacro in Siria a far cambiare atteggiamento alla comunità internazionale. E anche questa volta quando Hezbollah ammazza uno dei personaggi più moderati e rispettati del Libano, ma con la colpa di essere un loro nemico, la diplomazia internazionale si scuote e prende posizione. No, l’invito è a collaborare, cioè ad arrendersi a un gruppo terrorista armato e finanziato dall’Iran che controlla direttamente o indirettamente tutto il Libano, che ha un esercito privato ben più potente dello stesso esercito libanese finanziato con la creazione di un cartello internazionale del narcotraffico e che organizza impunemente attentati in tutto il mondo.

Il risultato di tutto questo lo abbiamo visto ieri con un attentato devastante che pur di raggiungere il suo obbiettivo non ha badato alle centinaia di civili innocenti. E se i morti sono solo sei è solo grazie a un vero miracolo.

Quando la diplomazia internazionale la smetterà di essere complice di Hezbollah forse per il Libano ci sarà davvero la speranza di un futuro meraviglioso, simile a quello che immaginavano i tanti che fino a poco tempo fa paragonavano il Paese dei cedri alla lussureggiante Svizzera. Oggi il Libano è molto più simile alla Siria che alla Svizzera e questo grazie a persone come Catherine Ashton, John Kerry, Obama e altri diplomatici incoscienti che continuano a interessarsi di ininfluenti questioni palestinesi mentre il Medio Oriente va letteralmente in fiamme a causa di gruppi terroristici padroni di interi Paesi.

Adrian Niscemi

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