Libano in guerra permanente con Israele per Costituzione

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Nei giorni scorsi la stampa internazionale ha salutato con gioia il nuovo Governo di unità nazionale in Libano, governo che in pratica mancava da un anno. Ma nessuno di questi ottimisti ha considerato il costo di un accordo con Hezbollah.

A parte le distanze abissali tra il pensiero di una parte della coalizione ed Hezbollah in merito al conflitto in Siria, quello che si profila per il Libano è uno stato di guerra permanente con Israele sancito dalla nuova Costituzione che Hezbollah vuole (pretende) di introdurre.

Infatti Hezbollah ha avanzato la proposta, che verrà probabilmente accettata, di inserire in Costituzione il “Diritto alla resistenza e alla auto-difesa del popolo libanese e del libano contro il nemico israeliano”.

La cosa è molto particolare perché in sostanza ogni Paese al mondo ha il Diritto alla auto-difesa e quindi inserire un articolo del genere in  una costituzione con addirittura ben specificato chi sia il nemico da combattere può significare solo una cosa, ottenere misure straordinarie contro Israele. Una forma di stato di guerra permanente tra il Libano e Israele che nei fatti impedirebbe qualsiasi eventuale futuro accordo di pace tra il Libano e Israele.

Attenzione perché non siamo, come spesso accade, di fronte a una semplice mossa propagandistica di Hezbollah, siamo di fronte a un fatto gravissimo che nei fatti non solo impedisce qualsiasi futuro colloquio tra il Libano e Israele ma impedirebbe pure a qualsiasi politico libanese, presente o futuro, di anche solamente pensare a un accordo di pace con Israele perché sarebbe accusato di alto tradimento.

L’unico ad opporsi a questa gravissima assurdità  sembra essere il Presidente libanese, Michel Suleiman, il quale ha ricordato a Hezbollah che il Libano ha adottato la cosiddetta dichiarazione di Baabda (la trovate in coda all’articolo)la quale sostanzialmente mantiene il Libano del tutto neutrale sulle questioni regionali. Ma Hezbollah non intende recedere e ha minacciato “gravi conseguenze” se la sua richiesta non verrà accettata.

In tutto questo stona fortemente il totale silenzio internazionale sia sulla partecipazione di Hezbollah nel conflitto in Siria che su questa assurda vicenda che trasformerebbe il Libano da paese sostanzialmente neutrale a paese costantemente in guerra con Israele per Costituzione.

Noemi Cabitza

[gss-content-box]Il testo della dichiarazione di Baabda

Con questa dichiarazione, i leader delle principali forze politiche libanesi s’impegnavano a rispettare tre principi necessari a non far degenerare la situazione interna del paese: il mantenimento di un atteggiamento di neutralità di fronte agli eventi siriani; l’avvio di una discussione sulla strategia di difesa nazionale; la risoluzione nonviolenta dei conflitti interni.

1 – impegnarsi a ricorrere al dialogo e alla pace politica, mediatica e sul campo, e cercare il consenso fondato su costanti e denominatori comuni;

2 – impegnarsi ad operare per il rafforzamento delle basi della stabilità e della pace civile, ad impedire l’uso della violenza e lo scivolamento del paese in una guerra civile e di approfondire la discussione di politiche atte a raggiungere tali obiettivi;

3 – invitare i cittadini a rendersi conto che l’uso delle armi e della violenza, quali che siano le preoccupazioni e le frustrazioni, porta alla sconfitta certa e danni a tutte le parti, e minaccia la proprietà delle persone e il loro futuro e quello delle generazioni a venire;

4 – lavorare per rafforzare le istituzioni statali e incoraggiare la cultura del ricorso alla legge e alle istituzioni giuridiche per risolvere controversie e problemi;

5 – sostenere l’esercito, moralmente e materialmente, nella sua qualità di garante della pace civile e simbolo dell’unità nazionale, e operare gli sforzi necessari per consentire, a questo ma anche a tutte le altre forze di sicurezza, di trattare i problemi di sicurezza in conformità con un piano di attuazione che autorizzi l’imposizione dell’autorità statale, della sicurezza e della stabilità;

6 – sostenere il sistema giudiziario in modo da permettere di imporre le disposizioni di legge in modo equo e senza discriminazioni;

7 – attuare un piano per la ripresa economica e sociale in varie regioni del paese;

8 – invitare tutti i leader politici e d’opinione a prendere le distanze nei confronti di discorsi politici virulenti e da tutto ciò che è suscettibile di creare disaccordi, tensioni e odio settario e confessionale ( …);

9 – affermare la necessità di rispettare il patto d’onore decretato in precedenza nella conferenza di dialogo nazionale al fine di gestire la comunicazione politica e mediatica, in modo da promuovere la creazione di un ambiente favorevole alla pacificazione e la consacrazione del Libano come centro per il dialogo tra le civiltà, le religioni e le culture;

10 – riaffermare la fiducia nel Libano, come patria definitiva, e nella formula di convivenza, oltreché la necessità di mantenere l’impegno verso i principi enunciati nel preambolo della Costituzione nella loro qualità di principi fondanti e immutabili;

11 – rimanere ancorati all’Accordo di Taif e a perseverare nell’attuazione di tutte le sue disposizioni, tenendo conto di ogni volontà di cambiamento, di modifica o di spiegazione attraverso il consenso e in conformità con i processi costituzionali (…);

12 – mantenere il Libano lontano dalle influenze politiche e dai conflitti regionali e internazionali, per evitare impatti negativi delle crisi e tensioni regionali (…) ad eccezione del dovere di rispettare le risoluzioni del diritto internazionale, l’unanimità araba e la giusta causa palestinese, compreso il diritto al ritorno dei profughi palestinesi e il rifiuto della loro presenza definitiva (in Libano);

13 – adoperarsi per controllare la situazione lungo il confine siro-libanese e non consentire la creazione di una zona cuscinetto in Libano, oltreché di evitare che sia fatto un uso del territorio libanese come luogo di stazionamento, passaggio, o come base per il traffico di armi e di combattenti, senza che questo pregiudichi il diritto alla solidarietà umanitaria e di espressione politica e mediatica garantita dalla Costituzione e dalla legge;

14 – impegnarsi a rispettare le risoluzioni internazionali, tra cui la 1701;

15 – perseguire nell’esame di modalità che garantiscano l’istituzione di meccanismi per l’attuazione delle precedenti risoluzioni del dialogo;

16 – fissare al 25 giugno la data della prossima sessione della conferenza di dialogo nazionale per proseguire la discussione dei punti all’ordine del giorno;

17 – concedere a questo comunicato la qualità di “Dichiarazione di Baabda” che impegna tutte le parti e di cui alcune copie devono essere presentate alla Lega Araba e alle Nazioni Unite.[/gss-content-box]

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