Libano: una bomba a orologeria con il detonatore a Teheran

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Con l’elezione alla presidenza del Libano di Michel Aoun, l’uomo di Hezbollah come è stato ribattezzato dalle parti di Beirut, il Paese dei cedri, l’ex Svizzera del Medio Oriente, ha fatto un ulteriore passo verso l’Iran, un passo solo in parte ammortizzato dalla nomina di Saad Hariri a Primo Ministro.

Zarif in visita in Libano
Zarif in visita in Libano

Il senso di quanto sta avvenendo in Libano ce lo danno le prime due visite “di congratulazioni” ricevute dal Presidente libanese, quella del Ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ma soprattutto quella della delegazione siriana inviata da Bashar Al-Assad, la prima dopo sei anni e la più importante da quando nel 2005 i libanesi con la cosiddetta “Rivoluzione dei Cedri” costrinsero la Siria a ritirare le proprie truppe dal Libano.

Il compromesso raggiunto con l’elezione alla presidenza del Libano di Michel Aoun, un cristiano maronita che sin dal suo ritorno in Libano a seguito della Rivoluzione dei Cedri dopo 15 anni di esilio in Francia si era alleato con Hezbollah e con Amal e aveva mostrato la sua vicinanza alla Siria e alle milizie sciite vicine all’Iran, un compromesso calato dall’alto (da Iran e Arabia Saudita) che prevedeva la nomina di Aoun alla presidenza e di Hariri a Primo Ministro, non basta a restituire al Libano quella serenità di cui avrebbe bisogno. Anzi, un rapporto della intelligenze israeliana evidenzia come in realtà la nomina di Hariri a Primo Ministro sia solo un paravento momentaneo destinato a calmare la vasta parte del Paese ostile a Hezbollah (e quindi all’Iran) ma che con molta probabilità durerà pochissimo visto che difficilmente Hariri riuscirà a governare senza l’appoggio degli Hezbollah rendendo il Libano ancora più instabile e suscettibile ad atti di forza.

Un segnale ci arriva proprio dall’incarico dato a Saad Hariri per la formazione di un nuovo Governo. Hariri è stato votato da tutti, come prevedevano gli accordi, ma non da Hezbollah e dagli altri gruppi politici sciiti vicini all’Iran. Il messaggio è chiaro: «potrai governare solo se lo vogliamo noi». Nei fatti Hariri è ostaggio degli sciiti eterodiretti da Teheran.

La tattica iraniana dell’approccio graduale

La tattica della gradualità ampiamente usata dall’Iran per insinuarsi prima in Siria e adesso in Libano è stata mutuata dalla Fratellanza Musulmana, solo che gli iraniani sono molto più bravi e scaltri nel metterla in pratica. Se c’è una cosa che andrebbe invidiata agli iraniani è proprio la grande capacità di lavorare su progetti di conquista a lungo e medio termine e di saper usare le armi diplomatiche unite a quelle militari per raggiungere gli obiettivi che si pongono. Per la Siria è stato più facile. E’ bastato sventolare lo spauracchio dello Stato Islamico, in realtà mai combattuto dall’Iran, per posizionare le proprie truppe in Siria, a due passi dal confine con Israele. Ma per il Libano la questione è più complessa. In Libano lo spauracchio dell’ISIS non c’è e sia la popolazione che la politica sono divisi in tante fazioni. Serviva quindi una figura che unisse quasi tutti ma che fosse “compiacente” con gli interessi di Teheran. Quella figura è stata individuata proprio in Michel Aoun, un uomo apparentemente rappresentativo di tutti essendo un cristiano maronita, ma in realtà molto vicino alle milizie armate eterodirette da Teheran. Con un amico così alla presidenza del Libano tutte le porte sono aperte per Teheran. E non sarà certo la nomina di Saad Hariri a rovinare i piani iraniani. A parte che ci sono le autobombe per risolvere il problema, un sistema già usato in precedenza proprio con il padre di Hariri. Poi, come già detto, difficilmente Hariri potrà realmente governare senza passare sotto il giogo di Hezbollah. Di fatto l’Iran ha posizionato un proprio uomo al vertice del potere libanese e questo era il primo importante passo da compiere per prendere anche il controllo del Libano. Ora i servizi segreti israeliani si aspettano una ulteriore escalation e probabilmente una ancora più proficua collaborazione tra Iran ed Hezbollah, il tutto con la benedizione della presidenza libanese. Difficile capire le prossime mosse di Teheran, come detto gli iraniani sono maestri nelle trame, ma se c’è una certezza è che il pericolo iraniano per Israele arriverà ancora più prepotente anche dal Libano dopo che si è attestato in Siria.

Contrariamente a quello che si pensa con l’elezione di Michel Aoun alla presidenza del Libano la regione non è affatto più tranquilla, al contrario, si va verso una ulteriore complicazione. Il libano è una bomba a orologeria e il detonatore è a Teheran. E quando gli Ayatollah decideranno di farla detonare l’onda d’urto colpirà tutta la regione con buona pace di un occidente incredibilmente passivo e silente.

Scritto da Paola P.

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