Libano: una bomba a orologeria con innesco palestinese

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Quello che sta avvenendo in Libano, tra scontri a Beirut e vere e proprie battaglie nei cosiddetti “campi profughi palestinesi”, è solo l’ultimo di una serie di episodi violenti scatenati dai palestinesi nel Paese dei cedri. Non c’è quindi da stupirsi se la Jihad Islamica afferma per bocca del suo portavoce, Abu Imad al-Rifai, che «occorre svuotare i campi dalla popolazione palestinese». Se a dire una cosa del genere fosse Israele le accuse di pulizia etnica pioverebbero come caramelle. Invece qui tutti zitti, pacivendoli compresi.

Ieri l’ANSA riportava che centinaia di palestinesi erano in fuga dal campo profughi di Ein el Hilweh a causa degli scontri tra i miliziani palestinesi di Al Fatah e quelli del gruppo islamista di Jund al-Sham, un gruppo sunnita ostile a Hezbollah. E’ solo l’ultimo di una serie di episodi da faida tra criminali che hanno insanguinato il Libano e che contribuiscono notevolmente alla sua destabilizzazione. E di mezzo ci sono sempre loro, i palestinesi, divisi al loro stesso interno tra coloro che appoggiano Hezbollah (e quindi gli sciiti e il regime siriano) e quelli che invece sono attratti dai sunniti dello Stato Islamico. Una situazione confusa e in quanto tale incandescente e difficile da governare.

Gli scontri dei giorni scorsi scoppiati a seguito della pessima gestione dei rifiuti sono solo un sintomo della malattia libanese che vede proprio nella sua perenne instabilità e nella conseguente impossibilità di nominare un Presidente il problema dei problemi. Nel calderone libanese ci sono veramente tutte le contraddizioni del Medio Oriente tanto che sono in molti a pensare che il Libano sia una vera e propria bomba a orologeria pronta a scoppiare il cui innesco sono i palestinesi.

Secondo molti analisti lo pensa anche Abu Bakr al-Baghdadi che conta proprio sulle divisioni interne ai palestinesi per entrare in Libano e aggirare così la resistenza di Hezbollah.

Ma soprattutto il Libano è l’esempio vivente dei danni provocati da quella assurdità che si chiama UNRWA, una vera e propria agenzia che genera ogni giorno nuovi profughi invece di ridurli, una agenzia che destabilizza invece che stabilizzare. E non possiamo stupirci se i primi a capirlo sono proprio gli arabi che l’hanno fortemente voluta in configurazione anti-israeliana e che adesso se la trovano ritorcersi contro come una bomba in mano pronta a esplodere.

Scritto da Shihab B.

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