Libero ridicolo: Davide Giacalone difende l’indifendibile

Violentando me stessa mi sono spinta a leggere l’editoriale apparso su Libero a firma Davide Giacalone. L’ho fatto perché mi hanno colpito le primissime parole scritto dal “giornalista” berlusconiano. Lui apre l’editoriale (che poi, lo ammetto, non ho finito di leggere) con questa frase: «le intercettazioni bordellesche occupano pagine e pagine, ore e ore di trasmissioni, ove ciascuno pretende di far la morale agli altri».

Ho evidenziato proprio “intercettazioni bordellesche” perché rende benissimo l’idea della malafede dei giornalisti berlusconiani, perché non può essere incompetenza il goffo tentativo di ridurre il tutto a semplici intercettazioni da gossip o a conversazioni da bordello. Da quelle intercettazioni emerge che gente come Tarantini e C. si dividevano gli appalti scegliendo addirittura i migliori, il tutto grazie ai buoni uffizi di Berlusconi. Insomma un vero e proprio sistema di potere basato sulla gnocca e sui ricatti al Premier. Alla faccia delle “intercettazioni bordellesche”.

Ora, io capisco perfettamente la necessità di difendere chi ci da il pane quotidiano, ma qui si rischia di scadere nel ridicolo. I giornalisti di Libero e de Il Giornale fanno il loro dovere nel difendere la gallina dalle uova d’oro, ma arrivare all’insulto all’intelligenza dei loro lettori è davvero troppo. Certo, qualcuno ci crederà sicuramente a quelle fandonie, al goffo tentativo di ridurre tutto a boccaccesche puttanate, la madre dei fessi, come quella degli imbecilli, è sempre incinta, ma credo che anche la maggioranza dei lettori di Libero riesca a fare una semplice equazione e a riconoscere la differenza che c’è una vicenda boccaccesca  e una cosa seria.

E allora smettiamola per favore di difendere ciò che non è difendibile, smettiamola di raccontare frottole agli italiani. Si guardi a dove ci hanno portato le frottolone di una certa stampa e di certi TG (dalla crisi che non c’era alla nipote di Mubarak) e si inizia ad essere un tantino più onesti, sempre che i giornalisti di Libero e del Giornale si possano permettere il lusso di esserlo.

Bianca B.

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