Libia: il macroscopico errore italiano con il Generale Haftar

Libia – Il Generale Khalifa Belqasim Haftar ha annunciato ieri sera che dopo più di tre anni di combattimenti le forze del Libyan National Army (LNA) da lui comandate hanno ripreso completamente il controllo di Bengasi.

La notizia non è marginale perché con la conquista di Bengasi ora il Generale Haftar controlla praticamente tutta la parte orientale della Libia e pone le basi per il futuro controllo totale sul Paese, un controllo che chiaramente non può prescindere dall’allontanamento del Governo di Tripoli riconosciuto internazionalmente.

La conquista dell’importante città libica riapre quindi anche il dibattito sull’opportunità o meno per l’Italia (ma anche per l’Europa) di continuare a sostenere il Governo di Tripoli e il primo ministro Fayez al-Sarraj il quale sembra contare sempre di meno. Com’è possibile fare accordi con al-Sarraj quando a comandare veramente la Libia e a cercare di riunire il paese è il Generale Haftar? Come si può pensare di incidere in Libia escludendo da qualsiasi colloquio il Generale Haftar? E’ un errore macroscopico che andrebbe corretto al più presto se solo alla Farnesina ci fosse qualcuno dotato di un minimo di intelletto. Ma temiamo che come sempre l’Italia, a differenza di altri Stati, eviterà accuratamente dall’avventurarsi in una iniziativa indipendente a tutela dei suoi interessi nazionali e continuerà a seguire il gregge che appoggia Fayez al-Sarraj.

Ieri il Ministro Minniti, parlando dell’emergenza migranti, ha detto che l’emergenza si risolve in Libia. Bene, se veramente vogliamo risolvere l’emergenza migranti e contare qualcosa nel futuro della Libia non possiamo continuare a evitare di trattare con il Generale Haftar come se non ci fosse. Ormai è chiaro che l’uomo forte in Libia è lui, non il Primo Ministro Fayez al-Sarraj. Era chiaro anche prima, ma evidentemente gli analisti della Farnesina hanno pensato bene di seguire (come sempre) il gregge e di lasciare ad altri il controllo della situazione. Bella mossa, non c’è che dire.

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