Lo Stato Islamico è veramente finito? Chi ci ha guadagnato e chi no. I rischi di oggi

Può lo Stato Islamico riuscire a sopravvivere dopo le pesanti sconfitte militari subite in Siria e Iraq? Di cosa ci dobbiamo veramente preoccupare? Chi ci ha guadagnato dalla sua nascita e chi ci ha rimesso

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In questi giorni con la caduta di Raqqa si fa un gran parlare di fine dello Stato Islamico o Daesh o ancora, come viene chiamato in occidente, di ISIS.

In questi quattro anni, da quando cioè Abu Bakr al-Baghdadi (vero nome Ibrahim Awwad) ne annunciò la nascita, lo Stato Islamico non ha solo contribuito a creare un clima diffuso di terrore ma ha cambiato profondamente sia la geopolitica mediorientale che scombussolato i piani di conquista islamici dell’occidente arrivando paradossalmente a danneggiare gli interessi della Fratellanza Musulmana dalla quale lo Stato Islamico in parte deriva, almeno come ideologia.

Sullo Stato Islamico e sulla sua nascita si è detto di tutto e di più, si sono creati miti assurdi come quello che vorrebbe far credere che Daesh sia una creazione israeliana, della CIA, di Obama e via dicendo a seconda della fonte dalla quale arriva volta per volta la sparata. In realtà, con molta probabilità, lo Stato Islamico è nato da un errore americano consumato ben prima dell’avvento di Barack Obama, quando cioè il suo predecessore, George W. Bush, si rifiutò di integrare quello che rimaneva dei comandi militari iracheni nel nuovo Iraq del dopo Saddam. Bush ritenne che essendo l’Iraq a maggioranza sciita doveva privilegiare i rapporti con gli sciiti piuttosto con gli odiati sunniti che avevano servito Saddam. Furono gli ufficiali iracheni rinnegati a creare la prima costola di Daesh.

Questa breve ricostruzione storica ci serve per introdurre il concetto di “utilità” dello Stato Islamico nel contesto mediorientale e in quello occidentale. A chi è stato utile Daesh? Chi ha invece realmente danneggiato? Per capirlo dobbiamo partire da quelli che gli jihadisti considerano i loro acerrimi nemici. Al contrario di quanto si possa pensare, i primi nemici dello Stato Islamico non sono gli sciiti, che vengono comunque subito dopo, ma sono quelli che i miliziani di Daesh considerano i veri “traditori dell’Islam”, cioè quei sunniti che nell’ottica di Daesh sono “eretici interni”, quelli cioè che non rispettano la Sharia intesa nel senso più stretto del concetto di legge islamica. Questi sono stati i primi obiettivi delle bande di al-Baghdadi. Poi vengono gli sciiti e solo dopo ebrei e cristiani. Teniamo a mente questo concetto perché ci torneremo dopo per capire chi ha danneggiato o, al contrario, ha favorito veramente l’avvento dello Stato Islamico e perché.

Una grande popolarità nel mondo musulmano occidentale

Appena nato lo Stato Islamico ha riscosso sin da subito una grande popolarità nel mondo musulmano occidentale. Le sue “conquiste” avvenute rapidamente nonostante la disparità di forze iniziali, la proclamazione del Califfato per bocca di Abu Bakr al-Baghdadi, la sua “religiosità” in netta contrapposizione con i valori occidentali lo hanno trasformato in un enorme richiamo per i cosiddetti “veri musulmani” quelli che per intenderci anche se nati e cresciuti in Europa non si sono mai riconosciuti nel valori liberali dell’occidente. Paradossalmente la popolarità di Daesh è sempre stata maggiore in occidente che nei paesi arabi. I musulmani occidentali, frustrati da un mondo nel quale non si riconoscevano, vedevano in Daesh un faro guida. Al contrario nei paesi arabi la maggior parte dei musulmani lo vedevano come una emanazione addirittura peggiore dei regimi che li governano e per questo l’entusiasmo era molto minore. I primi mesi di vita dello Stato Islamico sono stati a loro modo “epici” (tra molte virgolette).

Chi ha tratto vantaggio dalla nascita dello Stato Islamico

Migliaia e migliaia di combattenti partirono per i territori di Daesh da ogni parte del mondo per andare a combattere per il Califfo. Fu un esodo inarrestabile favorito dal tacito consenso della Turchia di Erdogan che sin da subito instaurò con Daesh una proficua collaborazione. Erdogan comprava il petrolio siriano ed iracheno a prezzi stracciati e in cambio non solo forniva armamenti, come svelarono Can Dundar, direttore del giornale di opposizione Cumhuriyet e il collega Erdem Gul, poi arrestati e condannati per tradimento proprio per aver documentato una consegna di armi turche ai terroristi, ma consentiva di usare la Turchia come terra di transito per i combattenti di Daesh. Chi non ricorda il video delle guardie di frontiera turche che respingono i profughi siriani consegnandoli nelle mani dei terroristi di Daesh che mostrò al mondo (poi silente) quello che stava facendo Erdogan? La Turchia fu quindi uno dei primi Paesi a beneficiare della nascita di Daesh anche se poi lo stesso Stato Islamico si rivolterà contro Erdogan nel momento in cui il regime turco decise che non era più il caso di fare affari con i tagliagole di al-Baghdadi e preferì appoggiare altri gruppi terroristici operanti in Siria.

Il secondo Stato a beneficiare ampiamente della nascita dello Stato Islamico fu, abbastanza paradossalmente, l’Iran. Ma non, come nel caso della Turchia, facendo affari con Daesh quanto piuttosto non facendo nulla. La scelta iraniana di non intervenire inizialmente né in Siria né in Iraq e di lasciare che i miliziani di Daesh conquistassero ampie zone di terra senza praticamente nessuna opposizione armata non fu dettata da un errore strategico di Teheran o da una sottovalutazione dei rischi, tutt’altro, fu una scelta deliberata e studiata a tavolino. L’Iran è intervenuto solo quando ormai il califfato era diventato un rischio globale usando il suddetto intervento per posizionarsi stabilmente in Siria e per passare da “liberatore”. Se a Teheran ci fosse stata la volontà avrebbero potuto fermare l’espansione dello Stato Islamico sul nascere, invece hanno aspettato a lungo lasciando che il califfato diventasse una sorta di mostro che minacciava la stabilità globale. Solo allora sono intervenuti e oggi ne stanno praticamente prendendo il posto sostituendo Daesh in Siria e Iraq. In pratica l’Iran si è espanso usando Daesh per farlo e senza che nessuno potesse obiettare su nulla dato che i “bravi pasdaran” di fronte all’opinione pubblica mondiale hanno salvato la Siria e l’Iraq dallo spettro di Daesh. Definire geniale la strategia iraniana è puro eufemismo. Questo va ben oltre la genialità, è un capolavoro di strategia. Oggi Teheran può vantarsi di aver raggiunto il suo obiettivo strategico, quello cioè di un corridoio che va dall’Iran al Libano, senza aver trovato nessuna opposizione diplomatica. Al mondo viene presentato un fatto compiuto, per di più pure apprezzato da più parti.

Chi ha danneggiato la nascita dello Stato Islamico

Sembrerà strano, ma i veri danneggiati dalla nascita dello Stato Islamico sono stati i Fratelli Musulmani inteso come gli appartenenti alla Fratellanza Musulmana. Daesh ha praticamente scombinato tutti i piani della Fratellanza Musulmana, piani basati sulla “insinuazione graduale” o, come la chiamano loro, basati sulla “teoria della gradualità” che prevede proprio la graduale insinuazione nella vita civile e politica dell’occidente in modo da presentare un fatto compiuto. Lo Stato Islamico ha gli stessi obiettivi della Fratellanza Musulmana ma una politica diversa per raggiungerli, diametralmente opposta alla teoria della gradualità. Gli attentati di Daesh in Europa hanno contribuito a svelare le vere intenzioni della Fratellanza Musulmana scombinandone appunto i piani, cioè far credere di essere “musulmani moderati” quando in realtà sono tutt’altro che moderati. Non c’è voluto molto alla società occidentale (non alla politica purtroppo) per capire che l’aureola di “musulmani moderati” che circondava i Fratelli Musulmani era in realtà fittizia. Anni e anni passati a ingannare l’occidente gettati nel secchio a causa di Daesh e della sua fretta di affermarsi. Gli europei hanno improvvisamente aperto gli occhi sulla progressiva insinuazione islamica in occidente e si sono ritrovati con un problema che fino alla nascita dello Stato Islamico non era mai stato affrontato con serietà, quello della impossibilità per i musulmani di integrarsi nella società occidentale e, soprattutto, il problema rappresentato dalla incompatibilità della Sharia con i più importanti trattati internazionali riguardanti il rispetto dei Diritti Umani. Nemmeno Al Qaeda con i suoi grandi attentati aveva suscitato tanto allarme nella società occidentale, forse perché con Al Qaeda il fenomeno dei foreign fighter non si era mai visto, non perlomeno con questi numeri. All’improvviso ci si è trovati con migliaia di musulmani occidentali, nati e cresciuti in occidente, che nel nome dell’islam rinnegavano tutto quello che avevano per andare a combattere con lo Stato Islamico. Non è mancanza di integrazione, ma impossibilità di integrazione a causa di una ideologia radicata anche nei musulmani nati e cresciuti in occidente. La smentita definitiva alla possibilità che possa esserci un islam moderato, politico e laico, cioè quel tipo di islam che proprio la Fratellanza Musulmana cercava ingannevolmente di presentarci e farci accettare.

E adesso cosa succede?

Lo Stato Islamico non finirà certamente con la caduta di Raqqa e di Mosul, anche se il colpo a livello di immagine è stato senza dubbio importante. I seguaci di Daesh in occidente non cambieranno idea per le sconfitte subite dagli jihadisti in Medio Oriente e lo stesso Stato Islamico cercherà con ogni probabilità di mantenere vivo il sogno del “grande califfato”. Teoricamente questo per l’occidente potrebbe essere il momento più pericoloso a causa sia della voglia di rivalsa degli jihadisti che della loro necessità di dimostrare di non essere stati sconfitti. L’occidente e in particolare l’Europa si trovano adesso a dover affrontare il problema del più che probabile rientro dei foreign fighter, un problema che nonostante il tempo passato dalla nascita di Daesh non è mai stato affrontato con la dovuta serietà e il necessario coordinamento tra gli stati europei. L’Europa non è preparata al rientro delle migliaia di foreign fighter e si appresta ad affrontarlo con superficialità. Questo può essere molto pericoloso. Inoltre la perdita di credibilità della Fratellanza Musulmana quale “islam moderato” potrebbe peggiorare ulteriormente le cose spingendo molti giovani ad abbracciare apertamente il jihad. Cosa fare? Difficile dirlo, ci sono molte cose da fare per impedire il rientro dei combattenti stranieri e un peggioramento delle cose in Europa, a partire dal blocco dei flussi migratori che potrebbero favorire proprio il rientro dei foreign fighter e finanche una ulteriore infiltrazione islamista dall’Africa. Sono problemi strategici che l’Europa non sta affrontando adeguatamente, sembra quasi che a Bruxelles stiano andando avanti a tentoni. L’Italia, che si trova in prima linea, dovrebbe farsi promotore di iniziative europee volte a fermare i flussi migratori invece di favorirli come h afatto fino ad ora. Il problema non riguarda solo la sicurezza nazionale italiana ma quella dell’intero continente.