Lo scoop de Il Fatto sull’età di Ruby: il Marocco come St. Lucia

C’è il giornalismo d’inchiesta che va sul posto, analizza i fatti accertati e i documenti e ci costruisce un articolo. C’è poi il giornalismo del fango, quello che va sempre sul posto, se i documenti non gli piacciano li cambia o paga qualcuno per farlo e ci costruisce la macchina del fango.

Oggi su Il Fatto Quotidiano campeggia in prima pagina la notizia che qualcuno ha cercato di corrompere una impiegata marocchina dell’anagrafe del comune dov’è nata Karima El Marough, in arte Ruby. Lo scopo della tentata corruzione era quella di farle cambiare la data di nascita di Ruby per trasformarla così da minorenne a maggiorenne. L’eroica donna non ha ceduto e, anzi, ha consegnato a Il Fatto i documenti originali che attestano la vera data di nascita di Ruby: 1° novembre 1992.

Onore ai veri giornalisti de Il Fatto per lo scoop che, oltre a dipanare un “enigma” riapre la discussione su un certo tipo di giornalismo e su come certi “giornalisti” ottengano i documenti ufficiali da portare poi a sostegno delle loro campagne di fango. La mente non può non andare alle vicende di St. Lucia e della casa (il tinello) di Montecarlo che nella scorsa estate ha focalizzato l’attenzione degli italiani.

Anche allora, come nel caso della cittadina marocchina dov’è nata Ruby, si parlò di emissari italiani (si parlò addirittura di servizi segreti) che avevano invaso le vie della città in cerca di informazioni. Anche allora un “giornalista” (Valter Lavitola) fece uno “scoop” venendo in possesso di un documento dove si affermava che la società offshore che aveva comprato la casa di Montecarlo era riconducibile al cognato di Fini, Giancarlo Tulliani. Anche allora, come nel caso di Ruby, si disse che c’erano i documenti  che provavano che Fini aveva mentito. Probabilmente anche allora qualcuno pagò qualcun’altro per modificare o creare ad hoc un documento che facesse comodo alla macchina del fango del Premier, tanto è vero che – a parte rari casi – nessuno dei berluscones spinge più di tanto per accreditare quei documenti come buoni.

Nel caso marocchino di Ruby, il “giornalista” del fango ha fallito perché ha trovato una donna che non si è fatta comprare a differenza di qualcuno all’interno del Governo di St. Lucia. Però la tecnica è quella e credo che la cosa debba essere sia denunciata che approfondita dalla magistratura e dall’ordine dei giornalisti. E chiaro che dietro a questi giornalisti-emissari ci sia qualcuno che dispone di potere e mezzi economici per potersi permettere di corrompere dal più basso dei funzionari fino a quelli ad altissimo livello. Di chi sarà questo identikit lo lascio immaginare ai lettori visto che noi non abbiamo chi ci paga le querele. Resta il fatto che con questo scoop il Fatto Quotidiano rimarca con ancora maggior forza la differenza che c’è tra un giornalismo sano e un giornalismo fangoso e malsano e, allo stesso tempo, riapre una questione che è finita giocoforza nel dimenticatoio.

Tamara Rinaldini

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