Lo spauracchio ISIS per convincere Israele a cedere su Giudea, Samaria e Iran

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Sta crescendo un movimento di opinione tra la sinistra israeliana e una buona parte della comunità internazionale che vorrebbe spingere Israele a partecipare alla “grande coalizione” anti-ISIS a condizione però che paghi un pedaggio, un accordo con i palestinesi che comprenda l’evacuazione delle colonie in Giudea e Samaria.

Se ne è discusso ieri sera in una riunione informale a Tel Aviv tra diversi rappresentanti di ONG e associazioni israeliane ed europee e se ne è fatto portavoce questa mattina Aviad Kleinberg con un articolo su Yedioth Ahronoth, un articolo che definire ridicolo è dire poco. Nell’articolo, intitolato “una occasione unica per una alleanza regionale” Kleinberg riassume tutto il pensiero di questo strano movimento trasversale che vorrebbe Israele cedere su diversi punti, a partire dal nucleare iraniano fino alle succitate concessioni in Giudea e Samaria, il tutto per avere l’occasione di partecipare a una alleanza regionale che vedrebbe per la prima volta forze arabe, iraniane (sciite) ed ebraiche collaborare insieme per combattere il nemico comune, l’ISIS.

A parte che Aviad Kleinberg, come moltissimi dei suoi colleghi di sinistra, vede in Hassan Rohuani una sorta di salvatore della patria, un moderato con cui addirittura il “saggio Netanyahu” (si, lo ha definito così) avrebbe chiuso una specie di tacito accordo che «almeno sospende il programma nucleare iraniano» confondendo forse Obama con Netanyahu. Ma quello che più stupisce è la richiesta di «partecipare alla coalizione contro il nemico comune (lo Stato Islamico) a condizione di pagare un pedaggio», lasciare appunto la Giudea e la Samaria ai palestinesi ed evacuare le colonie. In cambio Israele «potrebbe partecipare a questa storica alleanza regionale». Il brutto è che questa assurda (davvero assurda) proposta trova un largo seguito tra la sinistra israeliana tanto che la discussione di ieri sera è stata davvero accesa tra coloro che erano assolutamente contrari a questa proposta (noi per primi) e chi invece ne era entusiasta e vedeva in questa “strana alleanza” una magnifica opportunità per il futuro di Israele e l’occasione per abbandonare la “dura linea difensiva adottata da Israele in questi anni” (definita proprio così).

Ora, a parte che Israele esiste e resiste ancora oggi proprio grazie alla “dura linea difensiva” e questo non è una idea di destra o di sinistra ma la constatazione di un dato di fatto. Se oggi molti stati arabi sono diventati più “teneri” con Israele non lo si deve alle concessioni fatte, che al contrario hanno sempre portato guai (vedi Gaza), ma proprio alla tenacia e alla durezza della difesa opposta da Israele ai tentativi di spazzarla via. Ma poi, ci sembra che qui si stia perdendo di vista quali siano veramente i nemici veri di Israele, cioè quali siano in prospettiva i rischi esistenziali per lo Stato Ebraico. L’ISIS è certamente pericoloso, non credo che questo si possa mettere in dubbio, ma i veri nemici di Israele, quelli che rappresentano una minaccia esistenziale concreta, palpabile e, soprattutto, immediata sono l’Iran del “moderato” Rohuani, gli Hezbollah libanesi, Hamas e i gruppi terroristici a Gaza. Quale interesse strategico ha Israele di far pare della coalizione anti-ISIS? Che poi, parliamoci chiaro, è più facile che sia questa fantomatica coalizione ad aver bisogno della intelligence israeliana piuttosto che Israele della coalizione.

Il problema secondo tutti noi è completamente diverso. Ancora una volta si sta cercando di fregare Israele con i mezzi della politica, ancora una volta la sinistra israeliana crede al miraggio della pace in cambio delle concessioni, in cambio della terra e chissà di cos’altro, il tutto a spese dei cittadini israeliani. Questa volta il gioco è addirittura più subdolo perché in ballo non c’è solo un qualche accordo con i palestinesi o con gli Stati Arabi che, per inciso, si sono rotti le scatole dei palestinesi, ma c’è un tacito consenso al nucleare iraniano e alla evacuazione delle colonie in Giudea e Samaria. E questo, ISIS o no, davvero Israele non se lo può permettere.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Miriam Bolaffi

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