Lo Stato Islamico fa sul serio. Smettiamo di “non combattere”

Kayla Mueller, la cooperante americana prima rapita e poi uccisa dallo Stato Islamico, era di proprietà di Abu Bakr al-Baghdadi il quale prima di farla uccidere l’ha tortura e violentata. La storia, emersa ieri, non ha provocato reazioni particolarmente indignate o dure né negli Stati Uniti né in Europa. E’ come se fossimo tutti assuefatti a queste terribili crudeltà.

La società occidentale guarda in maniera molto distratta a quello che sta facendo lo Stato Islamico. Neppure la terribile situazione in Libia riesce a scuotere politici e popolazioni occidentali. Eppure il fatto di avere lo Stato Islamico a poche centinaia di Km dalle nostre coste (e quindi da quelle dell’Europa) dovrebbe provocare un minimo di preoccupazione. Invece no, è come se non si prendesse sul serio quello che stanno facendo i tagliagole del Daesh, come se si pensasse che le loro minacce di conquistare l’occidente siano solo uno scherzo. Nemmeno i sanguinosi attentati in Tunisia, che pure hanno deliberatamente colpito gli occidentali, sono serviti a scuotere il suicida torpore occidentale.

Italia/Europa: sicurezza nazionale in pericolo

Noi pensiamo che sia arrivato il momento di dare a questo pericolo reale la sua giusta dimensione, quella cioè di pericolo per la sicurezza nazionale. Non solo per l’Italia, che comunque è in prima linea, ma per tutta l’Europa perché se lo Stato Islamico sfonda la prima linea (l’Italia) può dilagare in tutta Europa. Di questo occorre assolutamente prenderne coscienza. E’ ora di finirla di minimizzare il pericolo e di comportarsi come se tutto andasse bene. Di parole ne sono state dette sin troppe, di stupidate altrettanto, è arrivato il momento di fare i fatti, a prescindere dall’Onu, a prescindere dai pacifisti ad oltranza alla Di Battista e a prescindere da coloro che pensano ancora che la diplomazia possa fare qualcosa per questa soluzione. La diplomazia dei tagliagole di al-Baghdadi ce lo ricorda la storia di Kayla Mueller, ce lo ricordano le migliaia di donne Yazidi rapite e ridotte in schiavitù, ce lo ricordano le esecuzioni di massa dei cristiani. E se Papa Francesco dice che l’unico modo per vincere una guerra è quello di “non combatterla”, è arrivato il momento di smetterla di non combatterla e, al contrario, combatterla seriamente. Lo Stato Islamico non si può non combattere, lo Stato Islamico non si ferma con le parole o con la pietà cristiana, si ferma con le armi, con quelle più potenti e letali che abbiamo.

Scritto da Adrian Niscemi

© 2015, Rights Reporter. All rights reserved. Riproduzione vietata