Macron nel Sahel, tra guerra agli islamisti e sviluppo. Un segnale per l’Europa

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Il primo viaggio fuori dall’Europa di Emmanuel Macron non a caso è stato in Mali, paese dove è in corso una guerra a bassa intensità con quello che rimane di Al Qaeda nel Maghreb islamico, il gruppo terrorista che per diverso tempo ha messo a ferro e fuoco il paese africano ex colonia francese.

Ed è rivolto proprio agli islamisti il primo messaggio di Macron. «Manterremo la presenza militare francese nel Sahel fino a quando non avremo distrutto completamente i gruppi islamisti» ha detto Macron parlando alle truppe francesi presenti in Mali per garantire il mantenimento della pace. Anzi, per essere precisi Macron ha promesso una intensificazione delle operazioni militari non solo nel Mali ma in tutta la regione del Sahel. «E’ fondamentale fare in fretta, accelerare e intensificare le operazioni militari contro i gruppi terroristi islamisti fino alla loro totale distruzione per poi poter passare a progetti di sviluppo in tutta la regione» ha detto Emmanuel Macron in una conferenza stampa a Gao.

Guerra all’islamismo e progetti di sviluppo, sembra essere quindi questo il piano di Macron per il Sahel, un piano che a parole non può che accontentare tutti ma che prevede una maggiore presenza militare francese nella regione e un impegno finanziario per lo sviluppo non prettamente alla portata della Francia. Da voci di corridoio sembra che il Presidente francese abbia esposto il suo piano ad Angela Merkel e che la cancelliera tedesca si sia detta disponibile a collaborare con la Francia anche per fare pressione sull’Europa in merito ai fondi per lo sviluppo.

Se Emmanuel Macron dovesse quindi confermare con i fatti la linea esposta nella sua visita in Mali ci troveremmo finalmente a vedere quell’abbinamento tra lotta al terrorismo islamico e sviluppo che da anni invochiamo per l’Africa. Va detto che Macron non è il primo a fare queste promesse e che alla fine sono i fatti a contare, ma se è vero che il neo Presidente francese è una persona pragmatica e concreta potremmo finalmente trovarci di fronte a una svolta importante per l’Africa con conseguenze positive per tutto il continente europeo.

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